Per Marrazzo i malati valgono 15 euro

Antonella Aldrighetti

L’«uguaglianza socio-sanitaria» ostentata dalla giunta Marrazzo non ammette favoritismi o distinzioni di sorta. Ai cittadini sani, a quelli cagionevoli, debilitati, malati temporanei o cronici, a tutti indistintamente, spetterà lo stesso tetto di spesa farmaceutica: 15 euro al mese. Non un centesimo in più.
A onor del vero la disposizione sanitaria era stata già annunciata subito dopo Natale, in concomitanza con l’eliminazione dell’euro di ticket sulle ricette, ma forse era stata presa un po’ sottogamba dai medici di famiglia visto che, proprio a ridosso del venerdì di Pasqua, l’assessore alla sanità regionale Augusto Battaglia ha ribadito la volontà di richiamarli all’ordine per calmierare le prescrizioni a tutti gli assistiti del Lazio. Una volontà che subito s’è fatta concretezza. Già perché con una lettera indirizzata direttamente ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta l’assessore diessino, sull’onda del motto «ci curiamo poco ci curiamo tutti», ha stabilito che «l’utilizzo di indicatori di pesatura della spesa farmaceutica attribuibile a ogni medico è il criterio iniziale di analisi grazie al quale - così si legge - verranno garantiti ai cittadini i farmaci più appropriati in un quadro di compatibilità finanziaria». Ed è il caso di precisare che «appropriato» sta ovviamente per «meno costoso». Vale a dire che la giunta ulivista guidata dall’ex teledifensore civico di «Mi manda RaiTre» altro non fa che impartire lezioni di farmacologia medica sull’onda delle ristrettezze finanziarie e coglie pure nel segno: non è bastato indicare il tetto alle ricette, è stato individuato pure chi e come si dovranno controllare i camici bianchi. Infatti sui tavoli dei medici di famiglia, assieme alle lettere di Battaglia, è arrivata pure la missiva di accompagnamento scritta dal pugno dei direttori generali delle singole Asl di appartenenza. Meno di venti righe, ma assai compendiose di contenuti: uno fra tutti, ossia quello che dà a ogni capo distretto il compito di «ispettore» sugli eventuali disallineamenti a quanto disposto. Da qui alla pena da infliggere al «trasgressore» il passo sembra breve.
A questo punto torna lecito domandarsi: sotto quale spinta la giunta di sinistra ha operato questo tipo di scelte, pressoché impopolari? «Una scelta politica che per centrare l’obiettivo di ridurre il consumo di farmaci li va a tagliare proprio alle fasce sociali più deboli - critica Andrea Augello (An), vicepresidente del Consiglio regionale -. Infatti saranno proprio gli anziani e i malati cronici quelli che ci andranno a rimettere. Questa è la svolta sociale della sinistra togliere i farmaci a chi non ne può fare a meno. Durante i cinque anni in cui ha governato l’ex giunta Storace i ticket erano in vigore e venivano pagati dal 40 per cento della popolazione regionale: avevamo scelto quindi di far pagare a tutti un contributo per aiutare i più deboli. La giunta Marrazzo opera a rovescio. Adesso rimane da capire quali saranno le sanzioni per i medici di base che sforeranno i 15 euro al mese». Insomma, a sentire l’esponente del centrodestra il tetto alle prescrizioni altro non è che l’aspetto nascosto dell’abolizione dei ticket. Un aspetto torvo a ogni buon conto, soprattutto contando che i medici di base dovranno informare i propri assistiti sulle limitazioni di legge. Cioè dovranno spiegare ai pazienti che per via del tetto prescrittivo, il prezzo di questo o quell’altro farmaco non rientra nei canoni regionali per cui dovranno «sceglierne» un altro, magari contravvenendo proprio a una cura impartita dallo specialista di turno. C’è una soluzione? Mettere mano al portafogli e acquistarlo di tasca propria per non gravare sulle casse regionali.