Marrazzo: "I soldi servivano anche per la droga"

Nuovo interrogatorio per l’ex
governatore del Lazio. Oltre due ore passate con i
magistrati che lo hanno ascoltato negli uffici bunker di Piazza
Adriana: "Qualche volta poteva capitare che quei
soldi potessero servire anche per la droga oltre che per le
prestazioni sessuali". Un quinto militare è indagato

Roma - "Qualche volta poteva capitare che quei soldi potessero servire anche per la droga oltre che per le prestazioni sessuali". L’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo è stato sentito dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli. Marrazzo è stato ascoltato nell’ambito dell’inchiesta sul presunto ricatto attuato nei suoi confronti da quattro carabinieri finiti in carcere. Un quinto militare è indagato.

Marrazzo sentito dai pm Oltre 2 ore passate con i magistrati che lo hanno ascoltato negli uffici bunker di Piazza Adriana. Marrazzo, ha lasciato la Corte di appello di Roma assieme a sua moglie Roberta Serdoz. Uscendo e passando davanti ai giornalisti non ha voluto rilasciare dichiarazioni: per sfuggire ai flash dei fotografi si è coperto il volto con una giacca ed ha abbandonato il palazzo di via Triboniano su un Suv dai vetri oscurati. Nel corso dell’audizione svoltasi nel pomeriggio, davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, Marrazzo ha spiegato che i soldi "qualche volta" servivano oltre che per gli incontri sessuali con i trans, anche per la droga. La sua ammissione è una delle novità principali rispetto alle precedenti dichiarazioni rese dall’ex governatore, nell’ambito dell’inchiesta sulla estorsione da lui subìta e per la quale sono indagati 5 carabinieri. L’ex conduttore di Mi manda Rai3 ha anche ribadito di non essere stato mai ricattato, ma ha ricostruito l’episodio avvenuto nel luglio scorso, in via Gradoli, come una rapina. Secondo quanto si è appreso rispetto al video, Marrazzo ha confermato di non essersi accorto che "qualcuno" lo stesse girando.

Domani l'interrogatorio dei carabinieri Saranno sentiti domani quattro dei cinque carabinieri coinvolti nell’indagine sul presunto ricatto del quale sarebbe stato vittima Piero Marrazzo. Si tratta di Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini, tuttora detenuti in quanto ritenuti artefici del ricatto, e Donato D’Autilia, indagato per ricettazione. I primi tre, ha fatto sapere il loro difensore Marina Lo Faro, si avvarranno della facoltà di non rispondere. Non sarà invece sentito Antonio Tamburrino, altro militare dell’Arma in carcere.