Marrazzo inaugura l’osservatorio che già c’era

Stefania Scarpa

Marrazzo inaugura l’organismo che già c’è. Accade anche questo alla Regione Lazio, dove ieri il presidente ha in pompa magna celebrato l’inizio dei lavori dell’Osservatorio regionale del Lazio sulla Sicurezza. Un ente presieduto da Enzo Ciconte, consulente della commissione antimafia e docente di storia della criminalità organizzata all’università Roma Tre, e insediatosi ieri con l’obiettivo, ha osservato Marrazzo, di «fare battaglie per la legalità, avere strumenti, notizie e dati certi», perché «essere per la legalità significa avere la capacità di comunicare ai cittadini le situazioni, informare bene e costruire determinati sistemi di difesa. Nel Lazio, insieme alle altre autorità, metteremo mano a un sistema di monitoraggio e di riduzione delle stazioni appaltanti, che sono troppe, e questo rappresenta un rischio».
Evviva. Peccato che l’inaugurazione dell’osservatorio rappresenti una ritardata riattivazione di un ente già istituito dalla precedente giunta Storace. «Basta collegarsi a Internet, al sito www.regione.lazio.it, affari istituzionali - svela Fabio Desideri, capogruppo regionale della lista Storace - per scoprire che il detto organismo è stato istituito da Storace (art. 8 legge regionale n. 15 del 2001) e insediato nel giugno del 2002. Da allora, e fino alla primavera del 2005 l’Osservatorio ha prodotto molteplici documenti sullo stato della sicurezza nel nostro territorio. Attraverso questa operatività la Regione Lazio si è segnalata tra quelle più all’avanguardia in Europa nell’attività sociale di prevenzione dei fenomeni criminali». Poi il buio. Già, perché dopo il cambio della guardia alla Pisana, prosegue Desideri, «l’Osservatorio è rimasto bloccato, grazie all’immobilismo della Giunta Marrazzo, per ben otto mesi, visto che solo ora riprende a operare. E non è tutto, purtroppo. Molto simpaticamente sul sito istituzionale della Regione appaiono ancora i vecchi componenti e il vecchio presidente dell’Osservatorio, nella persona del sottoscritto. Marrazzo, oltre ad arrogarsi meriti non suoi, si è dimenticato di cancellare una prova scomoda: la vecchia pagina del sito. Vedere per credere».
Insomma, Marrazzo si insediato a maggio e i cittadini hanno dovuto attendere quasi il Natale per vedere funzionare un organismo che si occupa di sicurezza. Nel frattempo, peraltro, il magistrato della direzione nazionale antimafia, Luigi De Ficchy, ha rivelato che «la mafia è presente nel Lazio da Viterbo a Gaeta». Ma niente paura, si tratta di un falso allarme. Sì, ammette Marrazzo, «ci sono dei luoghi dove alcuni appetiti possono aumentare». Ma «il Lazio è una società sana», nella quale, malgrado lo scioglimento di alcuni comuni, «non c’è un’emergenza criminalità mafiosa», la massimo un «rischio di infiltrazioni».