Marrazzo lancia Viterbo e fa «atterrare» Ciampino

In consiglio regionale è decollata ieri la rabbia di Latina e Frosinone per l’assegnazione a Viterbo del terzo scalo aeroportuale del Lazio, ufficializzata una decina di giorni fa dal ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Una decisione che non va proprio giù ai capoluoghi del Lazio meridionale. E così il discorso del presidente della Regione Piero Marrazzo sul futuro assetto del sistema aeroportuale regionale, malgrado il tentativo dell’ex teleconduttore di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, è stato accompagnato dalle urla e dalle proteste della cinquantina di rappresentanti di istituzioni locali delle province di Frosinone e Latina giunti a Roma per l’occasione. «E ora il porto a Rieti», la scritta ironica su diversi cartelli portati dalla delegazione di Latina. «L’aeroporto a Viterbo è talmente illogico che, al pari, sarebbe pensabile un porto a Rieti - spiega il sindaco di Fondi, Luigi Parisella -. La scelta più ovvia era di sfruttare il basso Lazio per distribuire il peso dei trasporti in tutta la regione e al contempo permettere alle province di Frosinone e Latina di svilupparsi. E invece si è fatta una scelta solamente politica». «La decisione dell’aeroporto a Viterbo è poco oculata» gli ha fatto eco il consigliere comunale di Ferentino Benedetto Boccanelli.
Alla riunione era presente anche il presidente della provincia di Frosinone Francesco Scalia, che ha annunciato «un ricorso al Tar perché chiediamo che vengano localizzati due aeroporti, uno a nord e uno a sud del Lazio». Una proposta che per Marrazzo è una comoda via d’uscita alle proteste. E infatti il governatore non fallisce l’assist: «Vogliamo inserire nell’accordo con il Governo l’autonoma decisione della Regione Lazio di un terzo scalo, questo a valenza regionale, localizzato nel sud della Regione». Terzo scalo, sì. E non quarto. Perché l’intenzione è quella di escludere Ciampino dal sistema aeroportuale regionale. «Non esiste, secondo la Regione Lazio, un futuro per lo scalo di Ciampino. Questa è una scelta che difenderò in ogni sede, perché un aeroporto dentro la città, come oggi è Ciampino, non esiste in nessuna grande metropoli europea». Quindi Fiumicino, poi Viterbo («una scelta che offre a mio parere adeguate garanzie di sviluppo compatibile» e che «fungerà da attrattore di un mercato più ampio di quello generato dalla capitale e da Civitavecchia, ma sarà in grado di intercettare una domanda più ampia, che tocca l’Umbria e una parte non insignificante della Toscana») e infine Frosinone o Latina a Sud. Tre scali non in competizione esasperata «come accade in altre parti del paese, penso alla Lombardia e che produce effetti dannosi per il sistema-Regione». E in grado di recitare un ruolo importante nell’area mediterranea che «è già oggi la prima meta turistica al mondo con 250 milioni di arrivi su 800 milioni di movimenti internazionali. E la crescita prevista è di 400 milioni di arrivi annui al 2025». «Ho già scritto al ministro Bianchi - conclude Marrazzo - per avviare immediatamente il processo e per produrre in tempi rapidi, entro il 2007, un accordo tra stato e Regione che recepisca il Piano così come ve lo sto descrivendo».
Parole che hanno soddisfatto l’assessore regionale alla Piccola e media impresa, il ciociaro Francesco De Angelis, per cui «giusta è la scelta di uno scalo aeroportuale del Basso Lazio, che rappresenta un’area a forte vocazione industriale e turistica». Ma che hanno invece deluso il presidente della Provincia di Latina Armando Cusani, che definisce Marrazzo «novello Ponzio Pilato», «che evita il confronto e prende in giro Latina e Frosinone».