«Marrazzo non ha più i poteri per nominare un assessore»

I botta e risposta delle ultime ore tra maggioranza e opposizione andrebbero a designare di fatto Esterino Montino, vicepresidente del Consiglio regionale ed esponente di spicco del Pd romano, quale futuro assessore alla Sanità laziale dopo la revoca della delega ad Augusto Battaglia più di un mese fa. Già andrebbero. Perché il condizionale rimane rigorosamente d’obbligo in quanto dopo il commissariamento della Sanità da parte del governo Berlusconi e la nomina di Marrazzo commissario, il governatore ha perso i poteri di delega per nominare il nuovo assessore. E i documenti sul ripiano del deficit parlano chiaro: «Basta leggere attentamente il decreto con il quale il presidente della Regione Lazio è stato nominato commissario per capire che si tratta di un commissariamento della sanità vero e proprio e Marrazzo dunque - spiega Robilotta (Sr-Pdl), non può assegnare la delega alla sanità perché non è più nella sua potestà. Anzi, la mancata attuazione del piano di rientro, sottoscritto da Marrazzo con il precedente Governo, fa sì che la spesa sanitaria sia fuori controllo e gli alti disavanzi prodotti mettono seriamente in pericolo i livelli essenziali delle prestazioni e dunque la erogazione stessa dei servizi sanitari regionali. Tant’è che dopo la lettera di Prodi il commissariamento era un atto dovuto». In pratica un assessore alla Sanità, chiunque esso sia, decadrebbe automaticamente per effetto del commissariamento. Ma si sa che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e nel palazzo di vetro della Regione ce n’è più di qualcuno. Oltre a Montino che ha messo a disposizione la propria professionalità politica e «tuttologica» affermando che «chi gioca in una squadra deve essere disponibile a ricoprire diversi ruoli, altrimenti sarebbe un battitore libero» fa il tifo per la nomina anche l’assessore al Personale Di Stefano, quello alla Casa, Di Carlo e non disdegna neppure Giancarlo D’Alessandro che peraltro propone la sua nomina ad assessore all’Urbanistica. Esternazioni che presagiscono l’aria di rimpasto che tira anche se dovrebbero essere diverse le priorità da affrontare perché le finanze del Lazio non viaggiano certo col vento in poppa. Quindi Marrazzo, piuttosto che distribuire nuove poltrone, dovrebbe pensare a come dare seguito all’attuazione dei 12 punti imposti dal governo al ripiano del debito sanitario: dal contenimento della spesa per il personale sanitario alla diminuzione delle posizioni dirigenziali passando per la razionalizzazione della spesa. Così anche per il riallineamento della farmaceutica: c’è da attivare la distribuzione diretta dei farmaci da parte degli ospedali oltre al fatto che questi saranno sottoposti ad adeguati interventi per la riconversione dei presidi non efficienti con la relativa revoca degli accreditamenti per le corrispondenti strutture private. E poi la reintroduzione del ticket per i farmaci in rapporto al disavanzo 2008. Ma non manca neppure lo stop alla realizzazione di nuove strutture come il Policlinico del Castelli o il Nuovo Ospedale Talenti. Una rosa di misure a tutto tondo sulle quali il commissario Marrazzo dovrà incominciare a lavorare da subito per non trovarsi spiazzato all’appuntamento con il presidente del Consiglio il 31 dicembre prossimo per relazionare lo stato di avanzamento del piano. Oltre al fatto che lo attendono al varco pure le verifiche trimestrali con il ministero dell’Economia e del Welfare.