Marrazzo non potrà fare il commissario del «suo» disavanzo

Regione a rischio bancarotta. Semmai si concretizzassero le voci che si stanno rincorrendo di ora in ora che annuncerebbero il count down al commissariamento dell’assessorato alla Sanità allora il Lazio perderebbe la prerogativa di accesso alla quota parte dell’extra-finanziamento per il ripiano del debito sanitario. Alla luce dei fatti mancherebbero le risorse per consentire che l’extra-gettito fiscale, proveniente dalle tasche dei contribuenti già tartassati, vada a coprire i 1.200 milioni di euro di deficit corrente. Ma i condizionali sono d’obbligo perché non è chiaro come verrà scandita la procedura per la nomina del commissario ad acta. A oggi si sta facendo strada l’ipotesi di invio da parte del ministero della Sanità di una diffida formale indirizzata a Piero Marrazzo come extrema ratio per evitare il commissariamento diretto. Che invece di rappresentare fatti concreti queste voci siano solo invettive però, rimane difficile da crederlo. «La situazione attuale è ormai senza freno, altro che storie. Le vertenze aperte non sono più controllabili - taglia corto il senatore Cesare Cursi (An), vicepresidente della commissione Sanità del Senato - parlo dei sindacati, dei fornitori sanitari e delle ospedalità private. Il Lazio è in una posizione gravissima: in caso di commissariamento la Regione non potrà accedere a quei 9.100 milioni di euro di fondi governativi della finanziaria corrente. E se fosse vero che al presidente del Lazio stia arrivando la lettera di diffida da parte del Governo e che questa sia prodromica al commissariamento allora si potrebbe fare strada anche l’ipotesi d’aumento sulla tassazione». E in questo contesto preoccupante l’assessore alla Sanità che fa? «Tenta di minimizzare sostenendo che - dice l’esponente di An - i conti si avvicinano sempre più agli obiettivi del Piano di rientro. Un cumulo di sciocchezze». E tali sembrerebbe ritenerle pure il ministero dell’Economia. È questo che rafforza l’ipotesi di commissariamento senza tralasciare che proprio ieri, dalla commissione Bilancio del Senato, è stato approvato un emendamento di An sulla nomina dei commissari nelle regioni inadempienti. L’emendamento a firma dei senatori Augello, Coronella e Saia, conferisce ai commissari ad acta la facoltà di proporre provvedimenti di revoca dei direttori generali che abbiano determinato lo sfondamento del budget. «Ho messo in evidenza la contraddizione del limite a commissariare l’assessore alla Sanità senza investire delle loro responsabilità i direttori generali - afferma Andrea Augello -. Il governo si è dichiarato disponibile ad accogliere l’emendamento. Con questo decreto diventa surreale l’ipotesi di sostituire i commissari con i presidenti regionali se, il legislatore, vuole attribuire al commissario una capacità di sanzione nei confronti dei direttori generali che non fanno il loro dovere».
Ad Augello fa eco Donato Robilotta, capogruppo dei Socialisti riformisti: «L’emendamento approvato prevede l’incompatibilità del commissario ad acta con altri incarichi istituzionali e quindi non potrà essere più il presidente della Regione ma, per forza, un esterno». Sfumerebbe così, per il governatore Marrazzo, l’ipotesi di nomina a commissario per il conseguimento del piano di rientro.