Marrazzo: "Pregai i carabinieri di restare libero"

Il presidente del Lazio racconta ai pm l’irruzione degli agenti: "Quando se ne andarono, mi accorsi che c’era della polvere bianca".La paura: "Non ci furono esplicite minacce verbali, ma mi fecero intendere che se non pagavo erano guai"

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Roma - Piero Marrazzo dice che Natalie l’ha conosciuta «per strada», e non dice mai che è un transessuale, solo che è «di altezza normale e formosa». Racconta che quello sfortunato appuntamento nell’appartamento di via Gradoli 96, il 3 luglio, lui lo prese per telefono, prima di farcisi accompagnare con l’auto blu. Cinquemila euro era il prezzo pattuito, ma prima di consumare alcunché ecco la sorpresa: l’irruzione dei carabinieri. Poi gli assegni, lo scambio di numeri telefonici: «Ero terrorizzato, volevo andar via». Questo è l’inizio dello scandalo che ha portato il presidente della giunta regionale alle dimissioni, nella versione che lo stesso Marrazzo il 21 ottobre mette a verbale in procura, di fronte ai pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli.

IL PREZZO? CINQUEMILA EURO
Il giorno 21 ottobre 2009 dinanzi ai pm Capaldo e Sabelli compare Marrazzo Piero, in qualità di persona informata dei fatti su convocazione verbale di questo ufficio. «Nei primi giorni di luglio, dal primo al quattro di quel mese, ho deciso di avere un incontro a pagamento con una persona incontrata per strada qualche giorno prima. Questa persona si chiamava Natalie. Le telefonai e presi appuntamento. Andai con l’auto guidata dal mio autista. Nell’appartamento mi sono parzialmente spogliato, ho deposto parte della somma concordata su un tavolinetto. Tale somma era di 5.000 euro. Mi sembra di aver lasciato 3.000 euro, conservando la rimanente parte nel mio portafogli».

NESSUN RAPPORTO SESSUALE QUASI SUBITO L’IRRUZIONE
«Anche Natalie si è spogliata, ma non abbiamo consumato alcun rapporto. A un certo punto, ha suonato la porta e sono comparsi due uomini in borghese, uno più alto l'altro basso. Mi dissero che erano carabinieri, ma non mi mostrarono alcun tesserino. I due avevano un atteggiamento molto arrogante. Mi chiesero di vedere un documento e presero il mio portafogli. Se ne andarono in un’altra stanza, tenendo separati me e Natalie in stanze diverse».

IL RICATTO: "VOLEVANO SOLDI, HO DATO TRE ASSEGNI"
«Quello più alto mi chiese di consegnare loro molti soldi e di andarli a prendere. Mi rifiutai dicendo che non ne avevo. Proposi di consegnare loro assegni. Ne compilai 3, mi sembra per importi di 10.000, 5.000 e 5.000 euro. Firmai e li consegnai. Non vi furono esplicite minacce verbali, ma l’uomo mi fece intendere con atteggiamenti e giri di parole che se non avessi pagato sarebbero stati guai. Ebbi paura di essere arrestato e anche per la mia incolumità. Pregai loro di lasciarmi libero».

"C’ERA POLVERE BIANCA, PRESUMO FOSSE COCAINA"
«Quando se ne andarono, su un tavolinetto mi accorsi che c'era della polvere bianca, presumo fosse cocaina. Non c’era quando ero arrivato. Preciso che non ne ho fatto uso. Nel mio portafogli non c’erano più i soldi per saldare il prezzo pattuito dell’incontro. Quando sono andati via, Natalie si è mostrata contrariata, come se i due uomini si fossero portati via i tremila euro che le avevo dato in anticipo. Prima di andare via i due carabinieri mi diedero un numero di cellulare, dicendo di chiamarli».

"ERO TERRORIZZATO, DEL VIDEO NON MI ERO ACCORTO"
«I due uomini non mi hanno detto di aver fatto fotografie, né io mi sono accorto se uno dei due avesse qualche strumento adatto allo scopo. Preciso che ero terrorizzato, volevo andar via. Prima di andar via i due mi chiesero un recapito telefonico e gli diedi uno dei recapiti telefonici della mia segreteria alla Regione. Dopo alcuni giorni arrivò una telefonata, penso di uno di loro, ma rispose una mia collaboratrice e non seppe dirmi altro. Io subito dopo l'incontro con i sedicenti carabinieri avevo strappato il biglietto con il numero di cellulare che mi avevano lasciato. Natalie era di altezza normale e formosa».

DOPO LA DISAVVENTURA UNA DENUNCIA PER GLI ASSEGNI
«Da allora non ho saputo più nulla di questa storia fino a lunedì 19 ottobre. L'unica cosa che ho fatto come conseguenza di quell’episodio è stato quello di pregare uno dei miei segretari, Luciani, che gestisce un mio conto corrente, di fare una denuncia di smarrimento degli assegni».

"BERLUSCONI MI DISSE DELLE FOTO"
«Lunedì 19 ottobre mi è arrivata una comunicazione confidenziale del presidente del consiglio Silvio Berlusconi che mi ha telefonato per comunicarmi di aver saputo che negli ambienti editoriali milanesi girava voce che vi fossero foto compromettenti che mi riguardavano. Io ho subito ripensato all’episodio di luglio e ho cercato di saperne di più. Mi è stato dato il numero di telefono di un’agenzia che sembrava interessata alla commercializzazione».

"HO CHIAMATO L’AGENZIA MA AVETE FATTO PRIMA VOI"
«Ho telefonato, ricevendo una risposta vagamente positiva. Ho preso appuntamento che poi non è stato rispettato avendo avuto la convocazione del vostro ufficio. Ho così detto ai miei collaboratori di soprassedere».

PIERO GUARDA IL FILMATO: "LA COCA NON È ROBA MIA"
(gli viene mostrato il filmato di cui si parla) «Riconosco effettivamente in tale filmato me e Natalie. Ho notato anche della polvere bianca, accanto a una mia tessera. Preciso che quando sono entrato nell'appartamento non l’ho notata. Posso azzardare l’ipotesi che sono stati loro a metterla».