Marrazzo prende ancora lo stipendio

L’ex presidente della Regione Lazio resta consigliere nonostante
l’addio alla poltrona dopo lo scandalo trans e cocaina. Per lo Statuto
sarebbe dovuto decadere automaticamente

Andrea Cuomo - Claudio Pompei

Roma - Se questo è un dimissionato. Piero Marrazzo ha mollato la presidenza della Regione ma si consola con gli altri incarichi alla Pisana a cui fino a prova contraria non ha ancora rinunciato. E soprattutto con i relativi appannaggi. E non si tratta di mancette: se, come risulta, Marrazzo è ancora consigliere regionale, percepirebbe un’indennità mensile di 9.632,91 euro al lordo, oltre a una diaria forfettaria di 4003,11 euro netti, a cui vanno aggiunti gli eventuali rimborsi chilometrici e i 4.190 euro netti per le spese dei collaboratori e il rapporto con gli elettori. Insomma, il consigliere, ancorché formalmente «malato» Marrazzo si ritroverebbe comunque un accredito di circa 10mila euro al mese sul conto. In pratica poco meno di quello che prendeva da presidente: mancherebbero in busta paga solo i 7.607 euro lordi dell’indennità di funzione come presidente della giunta. Un premio di consolazione non del tutto disprezzabile.

Insomma, quando nel corso di quel drammatico 24 ottobre l’ex televolto di Mi manda Raitre ripreso da telecamere molto meno amiche in compagnia di un trans e di una strisciata di coca si autosospese badando bene di evidenziare che rinunciava «a ogni indennità e beneficio connessi alla carica»; quando nei giorni dopo trasformò l’autosospensione in dimissioni; e quando fu applaudito da tanti e da qualcuno anche additato a esempio (Bersani appena eletto segretario del Pd dixit: «Non ho visto ancora Berlusconi autosospendersi. Può darsi la settimana prossima... »). Quando tutto ciò avveniva, di altro non si trattava che dell’ennesima manfrina di questa triste vicenda.

Il fatto è che Piero Marrazzo attualmente è un ircocervo. O se preferite un minotauro. Insomma, uno di quegli animali mitologici un po’ così e un po’ cosà. Lui è un po’ dentro e un po’ fuori la Regione Lazio. E qualche burocrate acchiappacavilli dalle parti di via Cristoforo Colombo si sta scervellando sul suo status. Marrazzo Piero di anni 51 infatti risulterebbe ancora consigliere regionale: e a confermarlo è il sito della Regione Lazio, dove il suo nome figura ancora tra gli eletti, incastrato tra Mariani Giuseppe e Maselli Massimiliano, con buona pace di questi ultimi.

Sul busillis l’ultima parola sarà detta mercoledì prossimo, quando si riunirà l’Ufficio di presidenza convocato alla bisogna. A maneggiare la patata bollente sei componenti: un presidente, un vice e due consiglieri di maggioranza; un vicepresidente e un consigliere dell’opposizione. «L’orientamento dell’Ufficio legislativo - spiega il vicepresidente dell’Ufficio di presidenza in quota Pdl Bruno Prestagiovanni - sarebbe quello di ritenere che sussista per Marrazzo lo status di consigliere regionale e che le dimissioni lo abbiano fatto decadere solo da presidente della Regione». Sul che l’opposizione è pronta a dare battaglia: «Questa interpretazione è inaccettabile e faremo di tutto per non farla passare. Lo statuto - fa notare Prestagiovanni - al 1° comma dell’articolo 19, è chiarissimo: i componenti del Consiglio regionale sono 70 più il presidente.

Se, per qualunque motivo, si dimette un consigliere regionale, gli subentra il primo dei non eletti della stessa lista. Se si dimette il presidente non può subentrargli nessuno. Ecco perché Marrazzo non può essere più considerato consigliere regionale in carica». «Lo stesso concetto - spiega ancora l’esponente del Pdl - è contenuto nella legge regionale n° 2 del 2005: la persona eletta presidente della Regione viene considerata per estensione anche consigliere regionale. Il candidato sconfitto, invece, diventa consigliere regionale a tutti gli effetti e rientra nei 70. Se si dimette il presidente, si torna a votare». Anche perché ora il presidente facente funzioni è Esterino Montino, che non è stato eletto consigliere: quindi ci sarebbero al momento 71 consiglieri più il presidente. Un’ulteriore anomalia in un pasticcio che non ne ha certo bisogno.

E non è tutto. Marrazzo ha conservato (a meno che non si sia dimesso nelle ultime ore) anche un’altra «preziosa» prerogativa che gli derivava dall’essere stato eletto presidente della Regione: la presidenza della Fondazione Policlinico Tor Vergata, che gli frutta 36.738 euro netti l’anno. Più o meno lo stipendio di un primario di cardiologia dello stesso ospedale. Insomma, se Marrazzo è precipitato, ebbene: i paracadute hanno funzionato benissimo.