«Marrazzo si liberi della sinistra radicale»

«Piuttosto che prolungare l’agonia di questi due anni sarebbe meglio tornare a votare. In caso contrario Marrazzo apra davvero la più volte annunciata “fase due” e, nell’interesse dei cittadini, sui grandi temi noi assumeremmo un atteggiamento responsabile». E sul significato politico della cosiddetta «fase due» il capogruppo regionale dell’Udc e membro della commissione Sanità, Massimiliano Maselli, si spinge oltre, ipotizzando scenari inediti.
Le difficoltà della maggioranza regionale appaiono sempre più evidenti. Il segretario dei Dl, Mario Di Carlo, ha già annunciato il suo «niet» al Piano rifiuti firmato dal presidente Marrazzo con il governo.
«Questa maggioranza non riesce a fare quadrato neanche davanti alle emergenze reali. A prevalere sono sempre i veti incrociati e i diktat della sinistra radicale, che continua a sostenere che si possa risolvere tutto senza i termovalorizzatori e con la sola raccolta differenziata, non comprendendo come il “rischio Campania” sia più vicino di quanto si possa pensare. Motivo che ci ha indotto, come opposizione a chiedere un consiglio straordinario».
Quindi?
«Quindi, per uscire da questa situazione di stallo, il governatore dovrebbe avere il coraggio di aprire una vera crisi politica, escludendo dalla maggioranza i partiti della sinistra radicale (Prc, Verdi, Pdci, ndr) e formando una giunta più coesa e meno frammentata».
Una giunta che però avrebbe alle spalle una maggioranza consiliare risicatissima, 37 voti su un quorum di 36. Una situazione simile a quella del Senato, con i rischi del caso...
«Non c’è dubbio che a quel punto il Lazio potrebbe trasformarsi in una sorta di laboratorio politico, con significati che travalicherebbero l’ambito regionale. Da parte nostra, sui grandi temi noi dell’Udc saremmo disponibili al confronto, pur ribadendo fermamente il nostro ruolo di partito d’opposizione».
La definizione «grandi temi» evoca immediatamente l’argomento sanità e i gravi disagi dell’amministrazione nel fronteggiare le proteste e gli scioperi di questi giorni...
«La situazione attuale è figlia dell’atteggiamento di questa giunta, che non ha avuto il coraggio di provvedere a una riorganizzazione del settore e di fare riforme serie: non abbiamo ancora un piano sanitario; non è stata riorganizzata la rete ospedaliera e nel triennio 2007-2009 avremo tremila posti letto in meno. I laboratori privati scioperano perché si abbassano loro le tariffe e i tetti di spesa nonostante abbiano sopportato negli ultimi anni numerosi rinnovi contrattuali».
Sta affermando che il Piano di rientro dal deficit non è l’unico «imputato»?
«Se si fossero tagliati i “rami secchi” nel settore pubblico e nel privato, non ci troveremmmo in questa situazione. E non credo che l’assessore alla Sanità Battaglia si sia divertito, ad esempio, a togliere fondi all’Ares...».
Quel Battaglia che secondo voci di corridoio sarebbe in odor di sostituzione...
«E che diventerebbe così l’unico capro espiatorio, la foglia di fico dietro cui nascondere il mancato cambio di passo. Qualcuno ci spieghi invece i motivi per cui l’assessorato è stato praticamente commissariato dai tecnici del ministero dell’Economia, o perché per due anni la commissione Sanità è stata sistematicamente bypassata».