Marrazzo taglia tutto meno le sue spese

«Se a spendere 1300 euro per una cena di lavoro per 4 persone in una elegante villa romana fosse stato il governatore di una Regione di un altro paese, un paese di quelli “normali” tanto cari a D’Alema, cosa sarebbe accaduto? I media e i colleghi di coalizione gli avrebbero tolto la pelle, non c’è dubbio. Marrazzo invece si dichiara non responsabile di ciò, dice che in futuro risparmierà e non ha neanche il buon senso di chiedere scusa. E il centrosinistra? Fa finta di nulla». Per Fabio Desideri, capogruppo regionale della Dc per le Autonomie, il presidente del Lazio «ha imposto un clima di austerity ai cittadini dimenticando, però, di porre freno alle sue spese e a quelle dei suoi assessori».
Il centrosinistra, però, approva una Finanziaria fatta di tagli e risparmi.
«È un comportamento schizofrenico. A breve il Consiglio regionale discuterà la Finanziaria 2008, già approvata dalla giunta. Una manovra fatta di risparmi che scontenterà un po' tutti. Il Lazio non ha i quattrini per pagare i debiti, aumentati dopo 30 mesi di centrosinistra. Irap e Irpef sono a livelli massimi, l’assistenza sanitaria è stata tagliata. Inoltre, 160mila pensionati sociali non possono più contare su sconti nei negozi e sul trasporto gratuito, né sulla “tredicesima” regionale costituita di buoni acquisto: un’iniziativa della passata amministrazione che Marrazzo s'è affrettato ad abolire. Eppure, a fronte di ciò, il governatore non lesina spese quando si tratta di imbandire buffet, curare le aiuole dell’ingresso del suo edificio, viaggiare in limousine come è avvenuto in Cina. Mi chiedo, che fine ha fatto il Codice etico propagandato dall’assessore al Bilancio?».
Insomma il governo regionale non è più credibile per i contribuenti?
«Proprio così, come farà ora Marrazzo a predicare risparmio e riduzione dei costi a fronte delle spese sostenute dal suo ufficio? È bene sottolineare che il presidente ha a disposizione un “tesoretto” destinato a pagare i viaggi e la promozione della sua immagine, tra cui cene e buffet: circa 13 milioni di euro inseriti in una serie di voci di spesa approvate con il bilancio di previsione 2007. Una cifra mostruosa di cui i cittadini nulla sanno perché la strategia dell’esecutivo del Lazio prevede la denuncia strumentale di qualsiasi costo sostenuto legittimamente dal Consiglio, cioè dal parlamento regionale, e il contestuale oscuramento delle spese degli assessori».
Vuol dire che c’è un piano per tenere nascosti i costi di giunta?
«Già, le uscite di cassa vere, pesanti, che possono provocare un dissesto finanziario sono a cura dell’esecutivo. Il Consiglio gestisce poco o nulla e tra l’altro è stato esautorato del potere decisionale che gli è proprio. Accentrare un’attenzione minimalista su di esso aiuta a distoglierla da tutto ciò che di macro avviene nel palazzo di giunta. Ora, per esempio, l’assessore al Bilancio Luigi Nieri, di Rifondazione comunista, ha annunciato con orgoglio di aver abolito le tabelle A e B della Finanziaria 2008, cioè i fondi di minima entità che servivano per manifestazioni sul territorio, nei piccoli comuni. È vero che alcune di esse sono forse superflue, ma è altrettanto vero che, grazie alle tabelle, possono concretizzarsi iniziative importanti in campo sanitario e socio-assistenziale, a dimostrazione che si può fare molto spendendo poco».
Esiste quindi un caso-Lazio nel dibattito nazionale sui costi della politica?
«C’è un caso-giunta Lazio, è bene precisarlo. Che ha origine nella mancanza di trasparenza dell’esecutivo. A questo proposito vorrei conoscere i nomi delle tre buone forchette con le quali il governatore ha condiviso il cibo a villa Piccolomini. Visto che la cena era di lavoro e che il conto lo abbiamo pagato noi, è dovere di Marrazzo spiegare con chi stava a tavola».