Marta Argerich si esibisce per le Serate

I fan venerano la pianista di Buenos Aires come una diva

Piera Anna Franini

Martha Argerich, l’artista per antonomasia, suona quest’oggi in Conservatorio (ore 21), su invito delle Serate Musicali. Un ciclone di energia e di carisma che soggiogano chi siede in platea. Il pubblico la venera come fosse una diva: tra le poche rimaste, ormai, nel mondo della musica classica.
Una diva fragile ed energica allo stesso tempo. Pare una leonessa quando raggiunge il pianoforte, il vigore può essere tale da adombrare un’intera orchestra, sferra ottave trilli, accordi d’acciaio con tecnica – dopo mezzo secolo di carriera - ancora infallibile, eppure è una forza che non guasta il suono: sempre bello e tondo.
Un camaleonte pronto a cambiare tinte e consistenze all’istante per un pianoforte che conosce tutte le gamme dell’espressione passando dal selvaggio percussivismo alla lirica pura.
Rovescio della medaglia, questa interprete argentina da anni, ormai, ha rinunciato al solismo nudo e crudo per optare per la musica da camera o per combinazioni con orchestre, e ciò perché le riesce difficile reggere ansie e stress che un palcoscenico vissuto in solitudine comporta.
Martha Argerich ritorna a Milano per le Serate, istituzione che regolarmente riesce ad aggiudicarsi la presenza di questa signora del pianoforte, con Alexandre Rabinovitch Barakovsky sul podio dell’Orchestra di Padova e del Veneto. Rabinovitch, come lo scorso febbraio, propone un suo lavoro – Mithuna – e la Prima Sinfonia op.25 di Prokofiev. La Argerich interviene con la sua consueta generosità offrendo due Concerti: l’op.54 di Schumann e il Primo di Beethoven.
Il caso vuole che la Argerich, di Buenos Aires, dunque cresciuta in una terra un tempo generosa di pianisti, anticipi di una settimana l’arrivo di un altro collega e connazionale importante quale Daniel Barenboim (pianista perlopiù prestato al podio), alla Scala il 23 per il Concerto di Natale.