MARTA CHE VUÒ FÀ L’AMERICANA

Confesso candidamente che, a volte, apro i giornali e mi sembra di vivere in un altro mondo rispetto a quello in cui cammino.
Quello in cui cammino è fatto di una città sempre bellissima - di una bellezza straniante - ma mai così degradata, mai così sporca, mai così impresentabile, mai così bisognosa di manutenzioni che non arrivano. Se un privato ragionasse così, cioè se avesse a disposizione un castello o una villa con piscina o un palazzo nobiliare e la facesse cadere a pezzi, senza prestarle alcuna cura, quel privato verrebbe prima biasimato, poi probabilmente dichiarato incapace di intendere e di volere e poi perderebbe le sue proprietà lussuose.
Ecco, Genova è in una situazione simile. Bellissima, ma lasciata cadere a pezzi. Con il verde pubblico - che è la cosa più importante, visto che svolge un servizio sociale importantissimo per le categorie più deboli, anziani e bambini - abbandonato a se stesso. Con i marciapiedi che costeggiano il mare da Voltri alla passeggiata di Nervi, sempre più simili a immondezzai a cielo aperto. Con le strade, anche quelle del centro, dove spesso la pulizia è un’ipotesi. Con uno spopolamento sempre più drammatico. Con prospettive di sviluppo e di lavoro sempre più eteree.
Ecco, in questo quadro, di cosa si discute? Della Biennale del Mediterraneo, appoggiata entusiasticamente dal sindaco Vincenzi e anche da esponenti del centrodestra, anche se non si capisce bene cosa sia. Dell’ipotesi che Carla Bruni possa venire ad inaugurare il Nautico, lanciata dal consigliere azzurro Alberto Gagliardi e subito apprezzata dalla sindaco - splendida idea per chi ha visto almeno una volta nella vita una foto della première dame senza veli - che certo potrebbe dare ulteriore lustro alla grande manifestazione della Fiera. Ma che, insomma, è una storia che finisce lì. O, ancora, dell’ultima novità, anticipata ieri dal Secolo XIX, che ha firmato uno dei veri grandi scoop dell’estate: l’invito a Obama per il Columbus Day.
Gianni Plinio, capogruppo regionale di An che non va in vacanza nemmeno a Ferragosto, ne ha fatto una questione di par condicio a stelle e strisce, chiedendo che si inviti anche il candidato repubblicano Mc Cain. Roberto Cassinelli, deputato del Pdl che è una specie di Stakanov del Parlamento, ha colto il punto di fondo: «Anzichè pensare di trasformare Genova in una sorta di succursale dell’isola dei famosi, è il caso di spiegare ai cittadini perchè si punta ad operazioni di sola immagine e non ci si attiva per attrarre imprenditori ed investitori nella nostra città, in modo da produrre ricchezza e benessere e non solo foto ricordo della galleria dei personaggi che entrano a Palazzo Tursi».
Perfetto, condivido alla virgola le parole di Roberto Cassinelli. Non serve aggiungere altro.
Anzi, una cosa - se permettete - la aggiungo. Non sarà politicamente corretto e, soprattutto, non risente del tifo per uno o per l’altro candidato presidente Usa. Ma vorrei urlarlo: chissenefrega se Obama viene a Genova?