Marta convince le Ferrovie a rinviare l’aumento

Baci, abbracci, reciproci complimenti, ieri mattina, al piano nobile di Palazzo Tursi: «Ciao, Marta. Ben trovata». E lei: «Bene arrivato, caro Mauro. Vieni, ti accompagno». La direzione è quella dell’ufficio di rappresentanza del sindaco, mentre intorno a loro due - Moretti Mauro, amministratore delegato delle Ferrovie, e Vincenzi Marta, primo cittadino di Genova - scattano i fotografi, fanno riprese le televisioni, e cercano di farsi largo funzionari e portaborse. Tutto qua, la visita del grande capo delle Fs all’altrettanto grande capo della giunta comunale? Le premesse sembrano dar ragione ai pessimisti: la nota diffusa in tempo reale dai due uffici stampa parla di «Piano Direttore» (?) e di «firma del protocollo d’intesa perché entro un mese venga messo al lavoro il gruppo di progetto per studiare il potenziamento del nodo di Genova e il riassetto urbanistico delle aree ferroviarie». Pare la solita minestra senza sale, come se, di queste cose, non si fosse già parlato abbastanza. Senza nemmeno mettere in moto una ruspa.
Ma a questo punto entra in scena lei, Marta, che prende in mano la situazione e va a tessere la tela. E si mette a spiegare che per la prima volta si è messo fine alla parcellizzazione degli interventi: basta, insomma, con la politica del carciofo, una foglia per volta, e magari finisci anche per pungerti. Se mai è lei, il sindaco, a pungere per prima, quando - aria sorniona, tono di voce ammaliante, gigioneggiando da attrice consumata - chiede a Moretti di far slittare la data del 1° novembre come termine ultimo della convenzione biglietto integrato treno-bus a 1,30 euro (con previsione di portarlo a 1,70 euro). Moretti è costretto a rispondere, e a promettere solennemente: a novembre non succederà nulla, e nulla si muoverà fino al rinnovo dell’accordo con la Regione. È già qualcosa di concreto, dopo il sentore d’aria fritta. Annuisce lì a fianco l’assessore regionale Carlo Ruggeri, titolare dell’Urbanistica, colto in contropiede mentre cercava di fare il diplomatico. Marta gongola, e l’amministratore delegato delle Ferrovie decide di riappropriarsi della scena, con argomenti altrettanto concreti: «Io devo gestire la società secondo le logiche della buona amministrazione. Qui non si fanno regali, se alieniamo immobili, non lo possiamo fare gratis, altrimenti interviene giustamente la Corte dei conti». E ancora: «Due anni fa le Ferrovie avevano 2 miliardi di passivo, ora siamo al pareggio. Io devo venire incontro alle esigenze di tutti, Genova compresa. E se lo Stato mi dicesse di fare beneficienza la farei, ma allora non parliamo di far quadrare i conti». La concretezza si estende al caso-ferrovieri licenziati e riassunti: «Questo accordo farà testo nelle relazioni sindacali in Italia, non solo per le Ferrovie - conclude Moretti - ed è un monito per tutta l’impresa. Da adesso se qualcuno preferisce andare al mare invece di lavorare, va a casa». Un messaggio particolarmente esplicito anche a molti ex colleghi del sindacato da parte di un sindacalista della Cgil passato ai comandi delle Fs.