Marta «dimissiona» gli indagati ma rinvia la scelta dei sostituti

Della Bianca (Fi) e il neosenatore Musso censurano «il fallimento politico della giunta»

(...) I membri dell’assemblea ci sono tutti, seduti al loro posto (anche questa è un’eccezione straordinaria...), telecamere e obiettivi fotografici sono puntati sul banco della giunta, solo nel settore del pubblico si notano parecchi vuoti. Ma la tensione è palpabile, ed è assolutamente trasversale. Per forza: questa è la prima uscita «istituzionale» del sindaco dopo che il suo braccio destro, Stefano Francesca - qualcosa di più del semplice «collaboratore co.co.co per i rapporti con la stampa e l’organizzazione di eventi», come lo definisce lei -, e gli assessori Paolo Striano (Sport e Progetto forti) e Massimiliano Morettini (Giovani, Immigrazione, Centro storico) sono finiti nel pieno dell’inchiesta della magistratura per la questione degli appalti alle mense scolastiche. Troppo presto per dare per scontata la condanna, ma soprattutto per tirare conclusioni sulla loro colpevolezza, ancora tutta da dimostrare. Anche l’opposizione è più che prudente, sospende il giudizio sul destino dell’indagine, conferma nei corridoi la posizione già assunta e da ribadire in aula: «Siamo garantisti, e non a senso unico». Ma, la stessa opposizione, è anche pronta a impallinare sindaco, giunta e maggioranza sulla base di una eventuale, mancata presa d’atto delle conseguenze politiche di quanto è successo. Che significa: rimpasto o addirittura dimissioni del vertice del Comune. Ecco perché tutti aspettano le parole di Marta con il fiato sospeso. Ma lei, da consumata comunicatrice, c’è da scommettere che farà il possibile per uscirne senza conseguenze. Difatti. Il sindaco prova subito a toccare le corde del sentimento: «Si tratta di fatti dolorosi, che colpiscono le menti e i cuori» scandisce Marta Vincenzi con voce grave, bene impostata. E aggiunge: «Ho la versione che mi hanno fornito i tre interessati. E posso dire che Paolo, Massimiliano e Stefano non hanno tradito la mia e la vostra fiducia». Gelo in sala, più che commozione.
Il sindaco è solo all’inizio, ma deve fare qualche concessione alla «notizia». Insomma, i tre restano «congelati», o se ne vanno definitivamente dalla giunta? «Ho deciso di accettare le loro dimissioni, distribuirò le deleghe ad altri assessori». I tempi della giustizia, sottolinea sempre lei, saranno lunghi, ma non dice, Marta, se sostituirà presto i dimissionari con altri (che premono dietro le quinte). Pare acquisito che intenda prendere tempo, e lasciare passare l’estate prima di impelagarsi in una trattativa delicata, in particolare con «Italia dei valori». Meglio dedicarsi ad altro: a un codice etico, a un’Authority di vigilanza, a un nuovo regolamento in materia di contratti, a una revisione delle procedure per gli appalti. E qui siamo nel pieno dell’arte dialettica vincenziana, una specialità dove lei è ineguagliabile, impareggiabile, imperscrutabile. Il discorso procede sulle lunghezze d’onda preferite: la regolamentazione della struttura, la trasparenza, le linee guida, gli standard di qualità, la nuova programmazione, la nuova gestione, e, immancabilmente, la nuova stagione. «Ma il problema - chiarisce, si fa per dire - è come la politica tiene i contatti con il mondo economico, l’impresa, il lavoro. Ci voglio nuove regole per evitare azioni improprie di intermediari millantatori, corrotti e corruttibili». Infine il sindaco dà atto all’opposizione di aver agito «con grande equilibrio». E l’opposizione raccoglie: in particolare, Raffaella Della Bianca, capogruppo di Forza Italia, e il neosenatore Enrico Musso parlano di «fallimento politico del sindaco e della giunta», ma di dimissioni solo quando saranno accertate le responsabilità. Solo Gianni Bernabò Brea (La Destra) tuona: «Se ne vada subito», mentre Nicolò Scialfa, Rifondazione comunista, chiede «rigore e maggiore sorveglianza verso coloro che usano la politica per fare carriera». E sono tanti, dentro e fuori della sala, a sentirsi immediatamente fischiare le orecchie.