Marta e Claudio, pace solo per le telecamere

(...) «Io non firmo» scrive il pm di Mani Pulite in una lettera indirizzata al ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi per rendere pubblico il suo «no» alla scelta di nominare Luigi Merlo a presidente dell'Autorità portuale. «In mancanza di una piena condivisione - scrive Di Pietro - è preferibile che la relativa individuazione venga fatta in consiglio dei ministri». Se ne riparlerà venerdì, con o senza governo «fiduciato» (per l’ordinaria amministrazione Prodi potrà decidere fino all'ascesa del prossimo esecutivo). Ma sulla mancata condivisione, il ministro punta il dito su Vincenzi e Burlando poiché «il nome che tu mi proponi (cioè Merlo, ndr) - scrive a Bianchi - non avrebbe un consenso neanche tra la Regione e il Comune di Genova». Alla faccia della pace, annunciata solennemente poche ore prima! Intanto, di fronte alla presa di posizione di Di Pietro, esultano i Circoli della libertà che hanno appena raccolto 800 firme sulla vicenda-nomina presidente dell’Authority: «La gente è molto più saggia di chi la governa e capisce molto. Continueremo la battaglia» dichiara Gian Luca Fois, presidente del Comitato esecutivo della Provincia di Genova dei Circoli cui dà sostegno anche Renata Oliveri, capogruppo Misto in provincia della Libertà.
Ma c’è di più: Di Pietro dice che la sua prima indicazione era stata per Paolo Costa, poi bocciato da Bianchi, il primo a esprimersi di concerto col presidente della Regione. Vincenzi, questo, lo aveva appena negato. «Di Pietro non aveva indicato preferenze» aveva risposto per zittire chi ipotizzava che i litigi con Claudio avessero ripercussioni negative a livello nazionale. Anzi, in conferenza, entrambi lanciano un accorato appello ai loro elettori: «In questo momento di difficoltà a livello nazionale è giusto sgomberare dal campo la polemica che nostri rapporti non solidali possano diminuire il peso della nostra Regione e allontanare risultati positivi». Insieme elencano una serie di priorità su cui faranno incontri mensili, in sinergia. Lasciando però, fuori dalle priorità il porto e le infrastrutture. «Il porto è una polemica che lasciamo alle spalle e sulle infrastrutture c'è già unità d'intenti» puntualizza Burlando, inconsapevole di quello che stava scrivendo Di Pietro. Anche per questo, entrambi, auspicano «che il governo decida in poche ore perché il commissariamento non è un bene per nessuno». Non solo: i due si smarcano acrobaticamente per la mancata solidarietà all'attuale presidente Giovanni Novi - possibile commissario -, che aveva lanciato una richiesta in tal senso alle istituzioni. Così, unità d'intesti, i due la manifestano solo in termini generici su «welfare rinnovato», «scuola e formazione» e «politiche della casa». Pare che i due si siano incontrati al ristorante Pinchiorri martedì sera e lì abbiano stretto questa santa alleanza. Lei avrebbe mangiato carne, lui pesce: insomma, l'accordo non c'era neppure sul menù.