MARTA E LA FERITA AI GENOVESI

Fortunatamente, i lettori del Giornale mi perdonano molto. Sanno che fra noi c’è un rapporto fiduciario e che tutto quello che scrivo è in assoluta buona fede. Poi, può essere giusto o sbagliato. Ma sempre e comunque in buona fede. Mai per interessi diversi da quelli del Giornale e della sua famiglia. É una specie di assicurazione sulla vita di cui sono orgoglioso. In questo c’è tutto il mio (e il nostro) essere giornalisti.
Ecco, stando così la questione, fra le cose che ci avete messo di più a perdonarmi, ci sono alcuni giudizi positivi sulle prime mosse di Marta Vincenzi, dal no alla moschea, alla rinnovata attenzione alla sicurezza, dal gran successo della Notte Bianca fino alla scelta di partecipare al dibattito promosso dal capogruppo di An in Regione Gianni Plinio sul libro Camicette nere. Tutte occasioni in cui Marta è stata davvero Supermarta, la (il) «sindaco di tutti», capace di sparigliare gli schemi e di far crollare la terribile barriera destra-sinistra applicata a qualsiasi atto dello scibile umano. Lo raccontò benissimo Giorgio Gaber in quel capolavoro di ironia che è Destra-sinistra, ma non tutti hanno ancora capito o digerito la superiorità delle idee e del valore delle persone sulla loro appartenenza. Atteggiamento di stampo comunista, comunista vero intendo, anche quando viene da ultrà della Casa delle libertà. Cosa c’è di più liberale dell’attenzione per il singolo? Cosa c’è di più sinceramente moderato del giudicare il singolo e non la massa? Cosa c’è di più liberale e più sacro dell’onestà intellettuale? Per me, nulla.
Tutto questo pistolotto, per dire che rivendico con forza quegli elogi alla Vincenzi e che non me ne sono affatto pentito. Se lei facesse un decimo di quello che ha annunciato, sarebbe già un ottimo sindaco. Se ne facesse un centesimo, il suo sarebbe già un mandato migliore di quello della giunta che l’ha preceduta.
Ma, proprio perchè l’abbiamo appoggiata quando era giusto appoggiarla, oggi è arrivato il momento di criticarla. E pesantemente. Magari con più credibilità di quella che avremmo se avessimo seguito il consiglio di chi diceva di strillare sempre e comunque, perchè bartalianamente «l’è tutto sbagliato, tutto da rifare». É l’abc della politica, ma non tutti - anche nell’opposizione - lo capiscono.
Per criticare, e pesantemente, il (la) sindaco non servono nemmeno commenti. La rabbia dei cittadini è ben raccontata qui sopra da Diego Pistacchi. Dal canto mio, mi limito a riportare testualmente la «Dichiarazione di Marta Vincenzi» arrivata martedì sera tardi in redazione: «La città di Genova rivendica una commissione d’inchiesta sui fatti del G8. Chi ha votato contro la sua costituzione, ha voluto sommare ai giochi di potere del G8 i giochi di “palazzo“ nella sua versione attuale, quella più deteriore. Genova è una città ferita dal G8. Una ferita che qualche deputato ha deciso di mantenere votando contro l’istituzione della commissione d’inchiesta. Questo non è un trabocchetto al governo Prodi, ma è un’offesa ai cittadini genovesi e alla ricerca trasparente della verità».
Offesa. Testuale. Sic.