Marta, fumo senza arrosto

Gentile direttore, Marta Vincenzi ha dichiarato che la sconfitta deriva anche dell’astensionismo di elettori della sinistra, unita alla «Reazione all’assenza dello Stato e della legalità e alla sua voracità indifferente». Potrei anche essere d’accordo, ma la signora Sindaco farebbe meglio ad ammettere che chi ha brillato per assenza dello Stato e voracità è stato il governo Prodi che ha gettato gli italiani nella disperazione e i suoi eredi militano in gran numero nel Pd. Ma il passaggio conclusivo della lettera del Sindaco è da non perdere: «Gli elettori hanno bisogno di fidarsi degli uomini e delle donne cui delegano la risposta ai propri bisogni. Oggi si tratta di una risposta difficile perché la domanda diffusa è multiforme, magmatica richiesta di protezione e sostegno individuali con tratti post-ideologici, dolenti e rabbiosi. Tradurre la delega nei termini nobili di nuova stabilità sociale e sviluppo di un’economia meno vulnerabile, comporta la crescita di una classe dirigente avvezza alla pratica del quotidiano rapporto con il reale». Che tradotto da questo fumosissimo politichese significa che la sinistra dovrebbe smetterla di pensare di avere sempre la verità in tasca, imparare a calarsi nei problemi reali, che sono in continuo mutamento, e magari capire finalmente che i cittadini si fidano poco della «traduzione delle delega nei termini nobili di nuova stabilità sociale», ma capiscono al volo se chi cerca di difenderli dai criminali a Sampierdarena o in Val Polcevera non è la falce e il martello ma un volontario del partito del Senatur. Altra considerazione riguarda l’uscita del sindaco dopo le elezioni: «Genova dimostra di guardare avanti, di essere davvero la città più europea e democratica d’Italia». A parte il tentativo di ottenere il premio cortile per la fedeltà di Genova alla sinistra, mentre il resto della Liguria la stava bastonando, consiglio alla Signora Vincenzi di non esagerare con l’uso dell’aggettivo democratico quando la sinistra mantiene una posizione, dato che chi dovrebbe fare il sindaco di tutti dimostra di considerare retrogradi, antidemocratici e poco europei, non solo gli elettori tradizionalmente di centrodestra, ma anche i suoi ex compagni, che a forza di chiacchiere fumose in salsa comunista, immigrazione selvaggia, criminalità, paura e degrado hanno detto basta e abbracciato la Lega.