Marta «leghista» fa la sinistra verde di rabbia

«L’ordinanza ha l’aggravante che non è esplicita e lascia all’arbitrio di chi la deve applicare la scelta di decidere cosa si può e cosa non si può fare in città», dice Bruno. E lancia la provocazione: «Chi decide se vanno punite la bande che scorrazzano piuttosto che le ronde padane?». Secondo il capogruppo il decoro è questione di punti di vista: «A me non danno fastidio i giovani che si siedono sui gradini del Ducale - dice Bruno -, nemmeno i lavavetri mi danno fastidio. Penso che sia peggio chi butta la plastica al posto della carta, mi dà più fastidio».
E se non bastasse il giudizio «tecnico», quello politico la dice lunga sull’aria che in queste ore si respira a Tursi. «Il sindaco sta spostando l’asse politico della maggioranza», chiosa Bruno. Le scelte del primo cittadino, insomma, spiazzano. Anche gli alleati. E l’attacco più diretto al primo cittadino arriva proprio da Rifondazione Comunista: «Abbimo l’impressione che la padrona di casa delle nostra città stia facendo questo: dare una bella ripulita alle zione di visita e lasciar perdere il resto della città, il degrado delle periferie, le problematiche delle vallate e delle zone collinari, le difficoltà che quotidianamente i cittadini genovesi trovano per vivere e muoversi e sono quelli che pagano e non vengono mai ascoltati». Rifondazione non le manda a dire alla sindaco, ma spara a tutta forza. «cara signora sindaco - scrivono -, cos’è decente o decoroso e cosa no? Per quanto riguarda la parte dell’ordinanza dedicata ai cosiddetti barboni è meglio chiamarli homeless all’anglosassone termine meno offensivo e discriminatorio e aderente alla realtà».
Rifondazione indica l’elenco di ciò che considera non decoroso: «avere assessori e consiglieri di maggioranza indagati e imputati per reati afferenti l’amministrazione pubblica all’indomani dell’insediamento, dare la percentuale sulla sanzioni alla polizia municipale incentivando così la caccia selvaggia alle multe, continuare a consentire la costruzione di ecomostri come le due torri davanti al Matitone», per citare solo alcune voci.
Critico, sebbene più pacato, anche l’assessore Bruno Pastorino secondo il quale l’ordinanza del sindaco non era necessaria, anzi «è superflua, visto che ci sono già norme previste dai codici». Pastorino tiene a ricordare che «alcune condotte sono vietate a prescindere dall’ordinanza, mentre quelle che non lo sono non possono essere perseguite visto che per la legge non sono comportamenti illeciti». È bene ricordare comunque quali siano i divieti introdotti dal primo cittadino. Con una riserva: bisognerà vedere se effettivamente verranno fatti rispettare. Come ha detto il sindaco Vincenzi presentando le sperimentazione del braccialetto elettronico contro le aggressioni «senza la certezza della pena i nostri sforzi sono vani». A Genova dunque sono vietati gli artisti di strada non autorizzati, i bivacchi con o senza coperte e suppellettili, mendicare in maniera molesta, intralciare la libera circolazione di persone invalide in carrozzina. Se fosse così, come è stato più volte chiesto anche da queste pagine, la città sarebbe più ordinata. Staremo a vedere. Ieri intanto il consiglio comunale ha discusso l’emergenza clochard: e la giunta ha stabilito di chiedere fondi specifici alla Regione. Intanto oggi verrà presentato il nuovo portale per gli immigrati.
Monica Bottino