Marta perde tutti gli amici e l’opposizione attacca sulle spese per il Gay Pride

«Una sede per l'organizzazione del Gay Pride, a un canone irrisorio, proprio quando a Genova ci sono moltissime associazioni cui questi stessi spazi sono negati». Raffaella Della Bianca, capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale, punta il dito contro la scelta del Comune di affittare (a poco più di 200 euro al mese) i locali di vico della Mezza Galera agli organizzatori del Pride. Il suo sfogo si unisce a quello di altri consiglieri di opposizione (Piana, Lega Nord, Bernabò Brea, La Destra, e De Benedictis, Lista Biasotti) che ieri pomeriggio a Tursi hanno espresso tutte le loro perplessità sulla manifestazione per l'orgoglio omosessuale che si terrà a Genova il 27 giugno. Diversi, infatti, i punti ancora poco chiari. Quanto costerà? Quale sarà la spesa per la pulizia? E il gonfalone sfilerà? «Loro non ce l’hanno chiesto - risponde l'assessore alla Cultura, Andrea Ranieri -. Ma riteniamo che Genova debba essere contenta del Pride. Noi lo sosteniamo in tutti i modi possibili». Per la giunta, sarà anche un momento di interesse economico e turistico: «Potrà richiamare - prosegue Ranieri - nuovi flussi interessanti». Per le spese, l'assessore non scende nello specifico. «Le priorità sono altre - dice Raffaella Della Bianca -. In quest'aula si continuano a difendere le minoranze, in virtù di una città dei diritti. E quelli dei genovesi?».
Nel corso del consiglio comunale, inoltre, i consiglieri Lauro (Lista Biasotti), Grillo (Forza Italia) e Piana (Lega Nord), hanno chiesto delucidazioni sullo scontro Vincenzi - Maresca. L'ex super consulente, l'avvocato Maurizio Maresca, aveva attaccato la sindaco, accusandola di fare «troppe chiacchiere e pochi fatti». Per lei, come ha detto al consiglio, non vale la pena di portare avanti la collaborazione. «Lo dico in modo trasparente e aperto - commenta -, perché so che mi rapporto con una persona che lo è altrettanto». All'origine dei dissapori ci sarebbero alcune incomprensioni sulla politica portuale. «Maresca proponeva un ruolo più forte del Comune all'interno dell'Autorità portuale - spiega Marta Vincenzi -. Una soluzione poco praticabile, che rischiava di sfiorare l'interferenza con altri soggetti del porto e che, quindi, non è stato possibile perseguire». E così, anche l’ultimo dei tre superconsulenti dell’esordio (dopo Freccero e Piano) saluta e se ne va.