Marta ricompra le dighe vendute dalla Vincenzi

di Diego Pistacchi

Chissà se le hanno creduto anche questa volta? Se hanno creduto a Marta Vincenzi o a Marta Vincenzi? Ieri i referendari del «Comitato per l’acqua pubblica» hanno incontrato la sindaco alla quale rimproverano di tradire il voto degli italiani, di vendersi proprio l’acqua alle grandi aziende multiservizi. E si sono sentiti fare una promessa solenne. Di quelle strappaapplausi. «Il Comune deve ricominciare dalla riacquisizione delle infrastrutture: la gestione pubblica degli impianti è fondamentale. Vogliamo partire dalle dighe cedute nel 2003».
Le cronache dell’incontro non sciolgono però il dubbio circa la reazione avuta dai referendari. Non si sa se le hanno riso in faccia o se hanno trovato la forza di ricordarle quella delibera datata 3 giugno 2003. Quella, per capirsi, durante la quale la giunta di Giuseppe Pericu decise di vendere dighe e acquedotti proprietà del Comune di Genova. Quella, per far capire, che vedeva la partecipazione di tal Vincenzi Marta, in qualità di assessore alle infrastrutture del Comune di Genova. Probabilmente solo omonima di Marta Vincenzi, oggi sindaco decisa a rinnegare quella delibera e a ricomprare dighe e acquedotti. Nel 2003 entrarono nelle casse di Tursi in tutto 12 milioni e 38mila euro. Se oggi, seguendo l’esempio della curiosa compravendita incrociata di azioni dell’autostrada Milano-Serravalle in stile Pd, la riconquista delle dighe costasse un bel po’ di soldini in più, bisognerebbe chiedere nuovamente conto a Marta Vincenzi. Sì, ma a quale?