«Marta si fa fotografare solo come indossatrice»

(...) Per questo, pur «con grande amarezza», si alza forte e chiara la protesta nei confronti del sindaco cui evidentemente non giova - ribadisce la nota - l’avere vicino superconsulenti con grandi esperienze televisive sul rapporto con i media e l’informazione. Non giova perché non crediamo che al sindaco non sia stato spiegato e lei stessa non conosca per sua cultura cosa vuol dire il diritto a fare e ricevere informazione».
Espressioni inequivocabili, quelle dell’Associazione giornalisti, nei confronti di una esponente della politica e della vita amministrativa che ha fatto della comunicazione e dell’immagine un caposaldo delle proprie fortune elettorali e che, del resto, ha sempre ricevuto attenzione e considerazione dal mondo della stampa e della televisione. Ma venerdì, al momento del corteo dei «camalli», deve essere scattato un altro tipo di solidarietà, anche a scapito della categoria di lavoratori dell’informazione che si limitavano - come ribadisce l’organismo dei giornalisti genovesi - a fare soltanto il proprio dovere. «Va ricordato - insiste in proposito la nota, affondando un’ulteriore sciabolata - che i fotogiornalisti stavano lavorando con discrezione e rispetto, anche in considerazione delle tensioni e della loro non facile presenza sia in altre occasioni, sia nelle ore immediatamente successive all’incidente mortale».
Non basta. I cronisti vogliono anche ricordare «al sindaco, ma anche ai giustamente esasperati lavoratori del porto di Genova e di altri settori del mondo del lavoro, che non sono i giornalisti a determinare gli eventi tragici o la causa delle difficili condizioni in cui lavorano: noi cerchiamo solo di raccontarli. Non è “colpa“ dei giornali, inoltre, se da molti mesi la realtà portuale genovese è al centro di inchieste giudiziarie che i media raccontano, ciascuno con le proprie caratteristiche e scelte. Oppure a qualcuno dà fastidio che ci siano voci fuori dal coro e che non sia stato possibile impedire che le notizie sulle indagini (al di là di responsabilità in corso di accertamento) diventassero note?».
Le conclusioni sono, se possibile, ancora più drastiche e, soprattutto, personalizzate: «Alla sindaco Vincenzi è bene spiegare e chiarire (e noi siamo aperti al confronto più ampio, laico e senza nulla omettere) che il rapporto con i media non è solo quello in cui l’eclettica sindaco è comparsa, di volta in volta, come indossatrice, in visita nelle case dei genovesi dei quartieri con problemi sociali e di degrado, mentre stringe la mano alle star dell’architettura e così via. Ma se è questo che il sindaco gradisce o vorrebbe si sbaglia. Se non le piacciono i cronisti, i cameramen, i fotogiornalisti che raccontano anche le occasioni meno mondane e-o gradite, come una manifestazione per l’ennesima morte sul lavoro, se ne faccia una ragione». Se è del tutto normale, insomma, «che lei venga ripresa e fotografata durante una manifestazione pubblica, non è normale che scacci quei fotogiornalisti che mai l’hanno turbata quando è diventata Supermarta».