Marta si vende lo stadio per pagare i debiti

(...) l'assessore al Bilancio Francesca Balzani, pronta a parlare al posto di Marta, ha ribadito l'intenzione di abbattere il debito del 10% annuo, cosa che ha fatto sì che il Comune migliorasse nella classifica dell'agenzia Standard & Poor's dal rating A stabile ad A positivo. Ora quindi si deve vendere: tra le ipotesi più concrete sembra esserci la cessione dello stadio Luigi Ferraris alle società calcistiche genovesi.
Ma non basta: ieri ad aver agitato le acque sullo stato dei conti di Tursi ci aveva già pensato Enrico Musso, ex candidato sindaco e presidente della commissione Bilancio. È lui ad attaccare quelle operazioni di finanza derivata legate agli Irs, ossia Interest rate swap che il Comune dal 2001 al 2003 ha intrapreso con disinvoltura. Operazioni finanziarie molto rischiose, con cui la precedente giunta ha legato le sorti del debito comunale: scommettendo di fatto sull'andamento dei tassi di interesse anzi che lasciarli «ancorati» ai normali tassi del già pesantissimo e sempre crescente - fino ad oggi - debito comunale. Operazioni per cui oggi il Comune si ritrova con 12 contratti Irs legati a 5 differenti istituti bancari (Jp Morgan, Banca di Roma, Bnp Paribas, Bnl e Dexia Crediop) ancora aperti. Contratti che però stanno portando perdite alle già affamate casse comunali e che se Tursi deciderà di chiudere, secondo una previsione mark to market (ossia con i tassi fissi ad oggi), il Comune dovrà sborsare non proprio bruscolini ma 2 milioni e 198 mila euro. «Sono contratti che ad oggi hanno già provocato una perdita di oltre 10 milioni e 500 mila euro» ringhia Enrico Musso, ex candidato sindaco e presidente della commissione Bilancio preoccupato poiché nella «migliore delle ipotesi il Comune perderebbe poco meno di 13 milioni di euro».
«Quella di Musso è la tipica mezza verità - replica stizzita l'assessore al Bilancio Francesca Balzani -. Perché se cita questi swap dovrebbe ricordare quelli già chiusi e che hanno avuto effetti positivi». Secondo Balzani al 31 dicembre 2006 il risultato di queste operazioni di finanza derivata, tra utili e passivi hanno raggiunto un risultato positivo di circa 500 mila euro. Ora sono aperti contratti per cui è possibile una perdita di almeno 2 milioni di euro a fronte dei 500 mila euro di avanzo.
«Gli swap ancora aperti, oltre ad aver provocato maggiori esborsi rispetto all'ipotesi in cui non vi si fosse fatto ricorso non hanno prospettive di miglioramento e sono destinati di far perdere altre risorse pubbliche» dice un Musso deciso nel chiedere la chiusura immediata di queste operazioni. E se l'assessore al Bilancio assicura che lei operazioni di finanza derivata non ne farà più perché un «Ente pubblico non può fare operazioni a rischio» aggiunge poi che è pronta a chiudere subito solo l'operazione legata al fondo Jp Morgan per cui è prevista una perdita di un milione e 190 mila euro.
Ma anche il consigliere Stefano Balleari (Forza Italia) attacca: «Un ente pubblico non doveva fare operazioni a rischio sulla pelle dei cittadini senza contare che in passato le operazioni di finanza derivata non erano mai state discusse in commissione e sono state approvate come decisioni di giunta solo con il voto della maggioranza». Attacca anche Paolo Rebuffo, esperto indipendente al lavoro per Musso: «Sono state fatte operazioni che qualsiasi analista avrebbe sconsigliato».