Marta Vincenzi rincorre Musso e dopo la Diga demolisce Pericu

La stoccata più recente è contro l’Aster e le esternalizzazioni fasulle, costose e improduttive. Ma viene subito dopo la presa di posizione a favore dell’intervento delle ruspe «in otto-dodici zone» imprecisate del centro storico e alla Diga di Begato. Tutti temi che sono stati, per anni, il cavallo di battaglia del centrodestra contro le scelte, o meglio: le non-scelte, delle amministrazioni di sinistra.
Eppure lei, la professoressa Marta Vincenzi, europarlamentare in disuso e candidata sindaco in riuso, fino a poche settimane fa era rimasta l’unica, forse, e comunque la più autorevole dei Ds genovesi a dire cose di sinistra. Addirittura la facevano passare - soprattutto alcuni suoi compagni di partito - da eretica, rivoluzionaria, albero separato dalla Quercia ufficiale che è ormai orientata al Partito Clintoniano Veltroniano Democratico. Ci si era messa anche lei ad alimentare la leggenda. Persino giocandoci sopra, da consumata purosangue della politica: «Io sono la discontinuità» è stato il suo slogan, fin dal giorno dell’investitura da parte dell’Unione per la successione a Giuseppe Pericu.
Ma la campagna elettorale, si sa, fa cambiare anche le strategie monolitiche. Deve aver pensato, Marta, magari nel «confessionale» dell’Associazione Europa Liguria Mediterraneo: «Meglio cambiare, no? - ammiccando alla maniera di Paris Hilton -. Tanto più quando si ha di fronte un avversario come il professor Enrico Musso che ti aggredisce sul tuo stesso terreno, smonta tutte le certezze ideologiche tue e dei tuoi elettori, scompiglia le tattiche studiate per anni sul manuale del perfetto candidato. Qui sarà il caso di scavalcare a destra l’avversario della Casa delle libertà e, contemporaneamente, demolire, oltre al centro storico e la Diga di Begato, anche l’immagine del mio carissimo nemico fraterno Beppe Pericu». Difatti: Marta Vincenzi ci si è messa d’impegno. E la sua rincorsa allo scavalcamento a destra e oltre la destra continua. Nel salotto televisivo di Primocanale, ad esempio, durante la trasmissione «Destra Sinistra» si schiera apertamente per la chiusura del carcere di Marassi e l’affidamento delle competenze a una sorta di cittadella della giustizia a Forte Ratti, «che dovrebbe avere moderni collegamenti con la città». L'obiettivo è quello di decongestionare la tormentata Valbisagno, grande serbatoio di voti (e oggi di scontenti) per i partiti della sinistra.
La Vincenzi insiste e si dice contraria alla realizzazione di un nuovo stadio nei pressi dell'aeroporto, ma anche al nuovo ospedale agli Erzelli. Infine lancia l'idea di un grande evento da celebrarsi nel 2011 «tutto dedicato al Risorgimento». Non era pronta, l’ottima regia dell’emittente di Maurizio Rossi, a mandare in onda all’istante il ritratto dei liberali Cavour e D’Azeglio, ma sarà per la prossima volta.
Lei, intanto, va avanti come una corazzata, timone rigorosamente a dritta, contro le inefficienze del sistema, in occasione dell’incontro con il candidato dell’Unione per il Comune di La Spezia, Massimo Federici. E ribadisce l’attacco all’Aster, l’azienda comunale di servizi territoriali che dà lavoro a 200 dipendenti, ma lascia la città nel degrado: «I sindacati mi criticano? Ci chiariremo - blandisce, prima di affondare la lama -. Ma io non arretro di un millimetro. C’è necessità di emendare la funzione dell'azienda, cogliendo l'occasione del ricambio dei vertici e della riorganizzazione dei Municipi sul territorio», pur salvaguardando i lavoratori. Proprio per questo e viste le «numerose piste di lavoro da verificare» con il nuovo management, Marta auspica - chi ha orecchie per intendere intenda - che il sindaco Pericu scelga i dirigenti «in funzione di questa futura missione».
Non basta: Vincenzi sottolinea l'allontanamento di Aster rispetto agli obiettivi di decoro, pulizia e qualità. «Le esternalizzazioni o sono vere, oppure sono peggio che tenersi la gente all'interno». Ancora: «Io l’Aster non l'avrei creata, preferivo il sistema del globalservice. Dove il mercato esiste, è bene che lo colgano coloro che sono sul mercato». Musso ringrazia, e Marx si rivolta.
Immediata, ieri, la replica di Musso e della candidata presidente della Provincia, Renata Oliveri, che condividono le perplessità dei sindacati Cgil, Cisl e Uil: «Siamo sorpresi - sottolineano i due rappresentanti della Cdl - per l'estrema disinvoltura con cui esponenti di spicco della sinistra cittadina, senza riflettere sulle possibili conseguenze occupazionali, assumano atteggiamenti decisionisti per nascondere un'assenza di proposte concrete e politicamente sostenibili. Il vero problema è quello dell'efficacia dei servizi delle aziende comunali che dovrebbe essere aumentato attraverso un reale controllo sulla qualità dei servizi e una completa revisione dei sistemi di sovvenzione. Si rientra nella solita demagogia della sinistra - concludono Musso e Oliveri -, fatta di lodi al momento opportuno, seguite, con discutibile coerenza, da critiche pesanti alle decisioni prese dagli attuali vertici amministrativi».