La Martani licenziata: "Sarà un complotto?"

L'ex concorrente del <em>Grande fratello</em>: &quot;Non capisco perché debba
perdere il lavoro. Ho i diritti di tutti gli altri, non ho rubato il salario. La mia partecipazione alla Fattoria non è sicura&quot; 

Roma - La notizia le è precipitata come un fulmine sulla testa: licenziata ugualmente, malgrado la sua uscita dalla casa del reality (tra le lacrime), una scelta «dolorosa», ma fatta proprio per salvare il posto di lavoro nella nuova Alitalia. Così come «dolorosissima» sarebbe la certezza del licenziamento. Daniela Martani, ormai celebre come «la hostess del Grande fratello», ieri mattina, mentre tutti i giornali ribattevano le indiscrezioni rilanciate dal Tg5, cadeva dalle nuvole e non nascondeva di essere contrariata e amareggiata: «Non ho ricevuto nessuna comunicazione ufficiale. Né io, e nemmeno i miei avvocati. Non ci posso e non ci voglio credere... È una vicenda curiosa, anzi, drammatica. E incredibile».

Ecco perché, in serata, la grintosissima ragazza, sceglieva di scendere di nuovo in campo. Proprio lei, che bucò i media con l’ormai storica foto-simbolo del cappio, ha deciso di ribattere colpo su colpo, intervenendo nello stesso telegiornale di Mediaset e poi nella puntata del reality di Canale 5 come ospite, per spiegare la sua posizione e per difendersi da quello che considera un danno di immagine. Soprattutto per smontare l’immagine di «carrierista spietata» che a suo parere qualcuno cerca di ritagliarle addosso, magari con la complicità di qualche media...

Daniela, ormai tutti la considerano un personaggio dello star system...
(Sorride amaro). «Sono una che vive del suo stipendio. Punto».

Finché ce l’ha...
(Grande sospiro). «Non capisco perché dovrei perderlo: credo di aver fatto delle rinunce importanti per difendere il mio posto di lavoro. Importanti per me, ovviamente».

Si favoleggia di generosi contratti, già stipulati, per nuovi reality.
«Non ho nulla tra le mani, nessun contratto. Vorrei solo poter conservare il mio impiego in Alitalia».

Non è già pronta per la «Fattoria» dunque?
«Mi crede se le dico che non ne so nulla?».

Che cosa la stupisce di questa vicenda?
«Le modalità con cui si è diffusa questa notizia sono a dir poco curiose».

Ovvero?
«Non solo sarebbe strano che una decisione di questo genere venisse resa nota prima ai giornalisti che all’interessata, che poi sarei io...»

Può accadere purtroppo...
«Come si sentirebbe lei se la chiamasse un suo amico al telefonino, mentre lei è fuori casa, e le dicesse: ho saputo dal Tg5 che ti hanno licenziato? Ecco, a me è successo così, ed è stato un colpo».

Capisco. Che altro?
«...Sarebbe molto singolare che questa notizia - se fosse vera - filtrasse di sabato pomeriggio in un giorno in cui non c’è nessuna attività lavorativa. Come mai?».

Che cosa le fa pensare questo? Che è stata una mossa costruita a tavolino?
«Non lo so. Io credo di avere ancora gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori. Se davvero mi avessero licenziata, per di più in questo modo, la notizia mi riempirebbe di dolore. Ma dovrebbero almeno dirmelo, non tenermi in uno stato di angoscia».

Forse le fanno pesare quella permanenza in un grande contenitore spettacolare o le proteste di piazza...
«Questo mi dispiacerebbe molto, non voglio nemmeno pensarlo».
È ancora convinta di non aver tirato troppo la corda con l’azienda?
«Mi scusi, ma perché nessuno si chiede cosa facciano gli altri ragazzi che hanno un impiego e che sono ospiti della Casa?».

Cosa vuol dire?
«Sono tutti in aspettativa. Come lo sono stati i loro predecessori che avevano la fortuna di avere un mestiere. Tutti i datori di lavoro hanno concesso loro questa possibilità. Anche io non ho fatto altro che chiedere un breve periodo di aspettativa».

Vuol dire che a lei è stato negato quello che ad altri hanno permesso?
«Senta, non posso commentare una notizia che per me non c’è ancora. Io volevo solo poter usufruire dello stesso diritto che hanno visto riconosciuti sia gli altri ragazzi del Gf, che tanti altri lavoratori in Italia».

Quindi?
«Non ho chiesto di godere di nessun privilegio, non ho cercato di rubare lo stipendio, non ho sottratto il posto di lavoro a nessuno».

Secondo lei c’è una strategia comunicativa da parte dell’azienda?
«Questo non lo so».

Un complotto?
«Questo voglio escluderlo».

Forse lei è diventata un simbolo scomodo?
«Non sono un persona così presuntuosa da credermi vittima a tutti i costi. Per ora sto ai fatti».

Forse vogliono farle una guerra di nervi?
«Spero di no. Voglio ancora credere che non sia vero nulla. Mi piacerebbe svegliarmi domani, e trovare qualcuno che mi dica: non è vero».

Questa fuga di notizie potrebbe essere una prova generale prima di un licenziamento definitivo?
«No. Per ora non è nulla, solo una brutta voce: per me, fino a che non ricevo una comunicazione di qualsiasi tipo, questa storia del licenziamento continuerà a non essere vera. Solo un terribile scherzo».

E quindi che cosa farà, finché tutto non si chiarisce?
«Quello che ho sempre fatto: continuo la mia gavetta. Non mi sono montata la testa, non ho chiesto nulla a nessuno, e niente mi è stato mai regalato, come per tanti giovani della mia generazione: non credo che sia un crimine avere delle passioni e dei sogni. Ho rinunciato a una avventura importante, adesso vorrei poter continuare a fare il lavoro che ho fatto per dieci anni».