Martedì si discute della creazione di una «bad bank» Per i titoli di Stato possibile coordinamento delle aste

La bad bank e il problema delle emissioni di bond saranno due dei temi caldi al centro delle discussioni di martedì prossimo dell’Ecofin a Bruxelles, chiamato a esaminare le contromisure possibili contro la crisi.
Della possibile creazione di una bad bank, ovvero di un organismo in cui convogliare gli asset tossici dando così modo alle istituzioni finanziarie di ripulire i bilanci, si parla da tempo sia negli Stati Uniti, sia nel Vecchio continente. Al termine della riunione di giovedì scorso che ha lasciato i tassi fermi al 2%, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, ha detto che questa «è una delle opzioni». E in questa direzione sembrano muoversi i ministri finanziari. Lunedì prossimo si terrà una riunione straordinaria del Comitato economico e finanziario, composto dai rappresentanti degli Stati membri, della Commissione Ue e della Bce. L’incontro, che si svolgerà in una sede diversa rispetto alla riunione dell’Eurogruppo, ha come scopo la messa a punto di un progetto di linee guida riguardante il problema degli asset tossici. Se ci sarà un accordo, il documento verrà presentato e discusso alla riunione dell’Ecofin di martedì. Alla riunione del Cef parteciperanno gli alti funzionari dei ministeri delle Finanze di ciascun Paese.
Il secondo punto riguarda le emissioni di bond. I ministri cominciano a essere preoccupati per il possibile eccesso di offerta rispetto alla domanda in diversi Paesi. Nella riunione dell’Ecofin non dovrebbero essere prese decisioni, ma a quanto risulta al Sole-24 Ore Radiocor è emersa l’idea di un coordinamento delle emissioni di titoli pubblici per quanto concerne il calendario. In modo da evitare il rischio, in un momento in cui aumentano le necessità di indebitamento degli Stati a causa degli interventi anti-crisi, di «aggravare» i problemi in alcuni Paesi.
Alle spalle c’è un’asta deludente in Germania un mese fa, considerata dagli analisti «un campanello d’allarme». In quell’occasione, gli investitori avevano acquistato solo due terzi dei titoli decennali.