Martellate in testa e dita amputate per regolamento di conti: un arresto

I conti della Sanità, un incubo. I soldi che girano e volano via, il balletto delle cifre, la confusione nei piani è incredibile. La Regione che dice di non riuscire a far quadrare i conti e di essere costretta a tagliare i servizi, ovviamente dando sempre la colpa al governo, è totalmente in confusione. Tre esempi per tutti. Sul caso degli stipendi dei manager emerge una verità tanto banale quanto agghiacciante: assessore e tecnici hanno sommato le pere con le mele. Legge alla mano, la fusione tra Ist e San Martino potrebbe non servire a risparmiare neppure un centesimo ma solo a creare confusione di ruoli. La Sanità che non ha soldi per i pazienti spende altri 17 milioni per cambiare ancora una volta sede.
Il primo caso è finito al centro della recente polemica in consiglio regionale, con il consigliere Pdl Raffaella Della Bianca che mostra all’assessore Montaldo le tabelle degli stipendi dei dirigenti con differenze folli tra una Asl e un ente. Anche il presidente Claudio Burlando ha ammesso la confusione e la necessità di verificare le tabelle fornite perché sembra davvero assurdo che un dirigente ad esempio dell’Ist guadagni tre volte quello che guadagna il direttore della Asl. In effetti non è possibile, perché non è vero. Ma sembra che nella tabella siano stati riportati dati non congruenti. Che cioè ogni azienda o ente abbia dato cifre diverse. C’è chi ha dato, per ciscun dirigente, il costo totale complessivo lordo (stipendio più straoridnari, premi, integrativi, ecc.) e chi ha fornito solo lo stipendio tabellare. Casualmente all’Ist, che si vuole accorpare dimostrando l’enormità delle spese, figurano dirigenti strapagati rispetto alle Asl. Dolo o colpa grave? Enormi differenze volutamente lasciate e fornite all’opposizione o clamorosa incapacità a leggere dati non congruenti? In entrambi i casi la Sanità ligure non sembra in mani affidabili.
L’Ist, appunto. Verrà fuso in un ente unico con il San Martino, ma la legge dice che finché il nuovo ente non sarà costituito e riconosciuto dal ministero, gli organi dei due soggetti precedenti resteranno attivi con funzioni (e stipendi). Per mesi resteranno in carica due collegi sindacali (ma chi dei due avrà il diritto di controllare i conti?); due direttori generali (chi comanderà? Di certi entrambi prenderanno gli stipendi); due comitati di indirizzo e di verifica (a chi bisognerà dare retta?).
Infine la delibera della Asl 3 che il 21 febbraio ha approvato gli esiti del bando di gara per l'accensione di un mutuo decennale di 12 milioni di euro per l'acquisizione di un immobile in Genova Sampierdarena in via Degola da destinare a sede direzionale. A questi 12 milioni se ne aggiungeranno altri 5 ottenuti dalla vendita di immobili. «Tutti soldi, per lo meno i 12 milioni, che vengono sottratti direttamente dal fondo sanitario regionale, cioè all'assistenza dei pazienti - attaccano i consiglieri regionali del Pdl Matteo Rosso e Franco Rocca - e che servono solo a garantire uffici più comodi al management della Asl 3. Scelta inaccettabile ancor più perché nel 2004 era stata inaugurata la nuova sede di via Bertani per la quale erano già stati stanziati alcuni milioni di euro. Non ha senso oggi a pochi anni dall'inaugurazione della sede di via Bertani spendere altri 17 milioni per acquistarne una nuova sottraendo, in un momento di crisi economica come quella che stiamo vivendo, risorse economiche importanti ai soldi che dovrebbero essere destinati alla cura dei pazienti». Fino al 2021 la Asl non potrà fare altri mutui. Ma almeno i dirigenti avranno una sede nuova per fare meglio i conti e inventarsi come incolpare meglio il governo.