MARTELLI CREA IL TALK SHOW A TEMPO

Ci si chiedeva chi l'avrebbe fatta, la battuta tanto attesa. Ci ha pensato l'onorevole Ignazio La Russa, che sedendosi sullo scomodo strapuntino preparato per gli ospiti del programma, ai quali viene anche inflitta una scenografia dantesca piena di fiamme infernali, si è rivolto a Claudio Martelli conduttore de L'incudine (giovedì su Italia Uno, ore 23,30) e gli ha detto: «Ecco, sono tra l'incudine e il Martelli». Un modo per rompere il ghiaccio (se di ghiaccio si può parlare, vista la scenografia) ma che bene inquadra il palpabile disagio degli ospiti che si fanno intervistare da Martelli. Un disagio non certo provocato dalla scarsa dimestichezza con le telecamere, perché un La Russa o una Livia Turco (tanto per citare le ultime due «cavie») sono habituè degli studi televisivi. Ma il fatto è che qui devono rispondere ad ogni domanda in un minuto esatto d'orologio, non un secondo di più altrimenti viene loro tolta la parola dopo che un inflessibile cronometro ha implacabilmente scandito gli ultimi secondi dei 60 consentiti. È questo il paletto che differenzia L'incudine da altri talk show di approfondimento. Confesso che all'inizio l'introduzione del «tempo massimo di risposta» mi aveva lasciato perplesso. Ma come, ci lamentiamo che in tv non si riesce a esprimere un concetto compiuto o un ragionamento articolato perché pressati dalla spada di Damocle dei tempi televisivi da rispettare, dalla necessità di fare colpo con qualche frase ad effetto, e poi arriva Martelli a convalidare la tendenza e a codificarla in modo così apparentemente punitivo? Poi in realtà, puntata dopo puntata, si nota che il minuto concesso per la risposta diventa un elemento di necessario rigore, una buona via di mezzo che consente all'intervistato di rispondere esaurientemente se ha le idee chiare, spendendo bene il tempo a disposizione, o di boccheggiare per interminabili istanti se ha le idee confuse, facendo sembrare un'eternità i secondi concessigli. Il minuto avuto in dote diventa una formativa scuola di sintesi dialettica, utile per combattere sia la tentazione della logorrea che il rischio opposto, quello di cavarsela con un concetto sbrigativo. Di un cronometro ci sarebbe bisogno anche nella seconda parte del programma, affidata a una discussione collettiva sul tema d'attualità che talvolta diventa caotica, sfuggendo di mano al conduttore o perdendosi in rivoli dispersivi anche a causa dell'eccessivo numero di ospiti. In quel caso il tempo sembra il solito «tiranno» che non lascia mai abbastanza respiro per chiudere il cerchio di un discorso avviato. Ma non è colpa del tempo, bensì di chi lo impiega male.