Martine Aubry pronta a lanciare la sua «gauche vincente»

In patria deve ancora vincere le primarie contro il più quotato François Hollande, ma ha già messo in calendario una trentina di incontri in Francia e in Europa per spiegare la sua idea di alleanza contro le destre. Così Martine Aubry prepara la «riscossa delle sinistre europee».
Puntando all’Eliseo e rispolverando toni da comizio. Per vincere, dice, bisogna passare necessariamente da una convergenza all’interno delle diverse anime della sinistra.
E per segnare un punto a suo favore nella corsa alle primarie socialiste nel fine settimana è passata da Torino. «Qui la sinistra italiana ha vinto, io voglio fare lo stesso in Francia». Il weekend ha lasciato trapelare qualche dettaglio sulla squadra che si sta costruendo attorno alla sua candidatura – per ora non ancora presidenziale, ma con cui si augura di arrivare almeno a vincere le primarie – convincendo anche all’estero che il suo nome è quello su cui puntare per l’Eliseo.
Con tutta probabilità, sarà François Lamy il direttore della futura campagna: la figura più importante per gli aspiranti candidati presidenziali. Martine Aubry sta però già allargando gli orizzonti politici del suo staff. Dove, oltre a un sindacalista, due donne e un gruppo di giovani internauti reclutati on line, vorrebbe coinvolgere anche strauss-kahniani e, soprattutto, l’uomo che ha ereditato maggiormente il pensiero del suo mentore Laurent Fabius: Guillaume Bachelay, che dovrebbe affiancare Lamy nelle strategie politiche e nella comunicazione.
Ora che Strauss-Kahn è di nuovo libero, la Aubry ha intenzione di ampliare il bacino di utenza. «Dobbiamo passare da un discorso per attivisti ad uno per tutti i francesi». E per preparare la cavalcata di incontri – già trenta quelli in agenda nei prossimi due mesi – servono uomini che portino nelle piazze anche l’allure del redivivo DSK. Nella squadra di collaboratori che si sta silenziosamente costruendo è quasi certa anche la presenza di Michel Destot, sindaco di Grenoble e uomo vicinissimo all’ex presidente del Fondo monetario internazionale. Insomma, lasciata la carica di segretario del Partito socialista francese per dedicarsi al massimo alla campagna presidenziale, Aubry imposta la strategia sul rilancio dell’immagine del leader che sa aggregare. Anzitutto nel proprio schieramento, per raggiungere poi il più ambizioso obiettivo di guidare eventualmente la grande famiglia delle sinistre europee.
I socialisti francesi sembrano d’accordo. Certo, preferiscono ancora François Hollande come candidato all’Eliseo. Ma i sondaggi riconoscono ad Aubry il giusto carisma per diventare il simbolo del cosiddetto «vento che cambia» in Europa. Dalla sua visita a Torino è arrivata pure una sua bacchettata a Bersani sulla Tav: «In Francia non ci sono divisioni a sinistra su un’opera fondamentale come questa». Le sorti della battagliera signora delle 35 ore si intrecciano già col futuro dell'Europa.