Martinelli celebra il vero Rocky italiano

da Todi (Perugia)

Renzo Martinelli ha già pronto lo strillo di lancio: «Era un gigante, cercava il suo posto nel mondo, diventò un mito». Trattasi di Primo Carnera, naturalmente, a seconda dei punti di vista «La montagna che cammina» o «Il gigante d'argilla», di sicuro uno di quegli italiani che tutti ricordano, specialmente dovunque ci fu emigrazione. Il 58enne regista-produttore, smaltite le polemiche arroventate attorno a Il mercante di pietre, ha già girato un altro film. Appunto Carnera, biografia del campione di Sequals, Friuli. Con doppia destinazione: film per le sale da far uscire a settembre-ottobre 2007, distribuito da Medusa; miniserie in due puntate da cento minuti l'una, quindi più lunga, per Canale 5. Costo totale, quasi 8 milioni di euro. L'unico rimpianto sta nei tempi.
Martinelli avrebbe voluto realizzarlo entro il 2006, per il centenario della nascita dell'«uomo più forte del mondo», avvenuta il 25 ottobre 1906, invece intoppi e ritardi vari hanno provocato lo scavallamento. «Peccato, mi sembrava un omaggio dovuto», riflette aggirandosi tra gli ulivi appena liberati dai rovi, nel suo casale a un passo da Todi.
Lunedì, a Milano, comincerà a montare il ricco materiale filmato in Romania tra ottobre e novembre; intanto un'équipe di giovani sta lavorando ai quattrocento effetti digitali, così da arricchire di sfondi e folle alcuni passaggi importanti, a partire dal match al Madison Square Garden - Jack Sharkey steso alla sesta ripresa - che il 26 giugno 1933 laureò il boxeur italiano campione del mondo dei massimi.
Cast misto, con il pugliese Andrea Iaia, 2 metri e 5 di altezza, quasi 120 chili di stazza, nei calzoncini del ruvido friulano che infiammò il cuore degli italiani, interpretandone il loro spirito di riscatto, subito intercettato dal regime fascista; gli americani Murray F. Abraham e Burt Young nei panni dei procuratori Léon Sée e Lou Soresi, per irrobustire il versante anglofono; l'italiana Anna Valle e la polacca Kasia Smutniak nei ruoli delle due donne del campione, ovvero la fedele compagna Pina Kovacic e la cinica profittatrice Emilia Tersini; più la vera figlia di Carnera, Giovanna, e Nino Benvenuti in partecipazioni affettuosamente speciali.
Nei giorni in cui esce Rocky Balboa, Martinelli non disdegna il paragone col pugile italo-americano inventato da Stallone: «A pensarci bene, tutti e due sono poveracci spiantati e testardi, legati alle proprie radici, credono nel valore della famiglia e si mettono in testa di inseguire un sogno. Diciamo la verità: in quel lontano 1933 nessuno, neanche Mussolini che poi cavalcò l'evento in una spettacolare adunata a Piazza di Siena, avrebbe scommesso una lira su Carnera campione mondiale».
Nondimeno, nelle intenzioni del regista, non sarà un film sulla boxe, tutto nasi rotti e fiotti di sangue. «Dopo Toro scatenato è difficile inventarsi qualcosa di nuovo. Per questo restituisco gli incontri come fossero ricavati da filmati d'epoca. La cinepresa non sale mai sul ring per cogliere i dettagli più sanguinosi o le soggettive dei volti, resta fuori, al di qua delle corde». Semmai un possibile modello è Cinderella Man. «Voglio fare un film sull'uomo più che sul pugile: capire come nacque il mito, come quest'uomo taciturno e complessato riuscì a catalizzare speranze e istanze collettive, ben più di altri sportivi». Così il film si conclude con la sconfitta cruciale inflittagli nel 1934 dal micidiale Max Baer, incarnato da Antonio Cupo. Nell'epilogo, di nuovo depredato dal suo impresario, Carnera si imbarca sul transatlantico Conte di Savoia: non ha un dollaro, è costretto a scegliere la classe economica. Ma può un mito, seppur vinto, viaggiare in economica? Il comandante, onorato, gli offre una cabina di lusso, dove lui ballerà il suo valzer preferito abbracciando l'amata moglie.
Troppa melassa? «Spero di no. Il film, molto documentato, non nasconde niente. Carnera fu accusato di addomesticare gli incontri, di intrattenere rapporti ambigui con la mafia italo-americana. E però fu anche uomo semplice e coraggioso, un gran incassatore. Diceva: “Ogni pugno che ho preso è servito a far studiare i miei figli”. E quando nel febbraio del '33 uccise sul ring Ernie Schaaf, schiantato dal senso di colpa decise di abbandonare tutto. Salvo poi ripensarci e coronare il suo sogno.
A proposito di sogni, Martinelli ne ha uno: presentare il suo film al Madison Square Garden, il 9 ottobre, Columbus Day, sotto l'insegna «Gli italiani che hanno fatto grande l'America».