Martinelli racconta Primo Carnera: "Insegna a rialzarsi dopo le sconfitte"

Presentato al Madison Square Garden di New York il film che uscirà in Italia il 9 maggio. In autunno sarà trasmesso da Canale 5 in due puntate

New York - Standing ovation. Tutto il pubblico del Madison Square Garden in piedi per tributare l’onore al gigante sconfitto. Alla montagna umana che finisce per undici volte al tappeto e per undici volte si rialza. Che perde il titolo di campione del mondo ma non si fa mettere ko. Che esce di scena tra gli applausi. È in questi pochi minuti di pellicola il senso della vita di Primo Carnera e anche il messaggio che vuole trasmettere il film The Walking Mountain realizzato da Renzo Martinelli (il regista di Vajont, Porzus, Il Mercante di pietre e del prossimo Barbarossa) distribuito da Medusa. L’uomo e il pugile che, con dignità e onore, dimostra di essere un grande quando sa rialzarsi e continuare a vivere pienamente, non solo nel ricordo di quello che fu.

Presentato in grande stile martedì sera a New York, in una sala del Madison Square Garden dove nel 1933 Carnera conquistò, primo italiano, il titolo mondiale dei pesi massimi, il film - che uscirà nelle sale italiane il 9 maggio cui seguirà a ottobre una versione televisiva in due puntate per Mediaset - ripercorre la prima parte della vita del campione, quella epica e dolorosa che lo vide partire negli anni Venti da un poverissimo paesino del Friuli (Sequals) vicino a Pordenone, arrivare in Francia, lavorare in un circo, venire scoperto come pugile, traversare l’Atlantico, raggiungere il successo mondiale negli Stati Uniti contro Jack Sharkey e solo un anno dopo perderlo con la sconfitta micidiale inflittagli da Max Baer. Insomma la storia di un grande atleta, un gigante (2 metri e 5 di altezza, più di 120 chili di peso) con un animo semplice e gentile, forte e disciplinato, diventato un’icona popolare, un esempio della riscossa dell’emigrante italiano, preso a prestito anche da Mussolini come simbolo della «razza» italiana. «Abbiamo scelto di proposito - racconta Renzo Martinelli, giunto a New York con tutta la famiglia e circondato da grandi nomi della boxe tra cui Emile Griffith e Nino Benvenuti accorsi per sostenere l’evento e il film - di tralasciare la seconda parte della vita di Carnera in cui si dedicò al catch (quello che oggi è il wrestling) e al cinema, per soffermarci sul messaggio che ci ha lasciato il campione: sapersi risollevare dopo la sconfitta. Ed è quello che vorrei far arrivare soprattutto ai giovani che vedranno il film». Così, se il film perde in realismo storico (tralasciate completamente le intrusioni mafiose e la discesa nel ruolo di fenomeno da baraccone), acquista in epicità, facilitandone la divulgazione. Interpretato nel ruolo principale da Andrea Iaia, alla sua prima esperienza cinematografica, una montagna umana con un volto da fanciullo, proprio come fu Carnera, nel film compaiono importanti attori americani: F. Murray Abraham, nei panni del manager senza scrupoli e Paul Sorvino in quelli del proprietario del circo. Anna Valle interpreta la moglie di Carnera, il bravo Paolo Seganti (Un tè con Mussolini e Ultimo) quelli dell’allenatore-amico del pugile, Antonio Cupo (il bel tenebroso di Elisa di Rivombrosa 2) quello del cattivissimo Max Baer che sconfisse Primo. Nel cast anche Burt Young, Bruno Bilotta e Joe Capalbo. Partecipazioni di Kasia Smutniak nel ruolo di un’amante del campione e di Nino Benvenuti, con un cameo da allenatore ma soprattutto in funzione di supporter del film. «Voglio ricordare - ha detto il campione del mondo che ha conosciuto il collega più anziano - che Carnera non fu solo un uomo straordinario e un grande atleta ma che, al contrario di come dicono molti, aveva affinato anche una grande tecnica. La sua vita dimostra poi che non tutti i pugili finiscono male». A dar man forte al messaggio positivo anche una figlia di Carnera, Giovanna, psicologa rimasta a vivere negli Stati Uniti: «Dopo il film Il Colosso d’argilla con Humphrey Bogart (del 1956) che gettò discredito su mio padre, io e la mia famiglia non avremmo voluto che si facesse più nessun film, poi il progetto di Martinelli mi ha entusiasmato tanto da partecipare in un piccolo ruolo».

Il film realizzato a basso budget in Romania è costato solo sei milioni di euro ed è stato girato con tecniche digitali avanzatissime. Per esempio sono stati ricreati il pubblico a bordo ring (poche comparse riprodotte per centinaia) o la scena con Carnera insieme al Duce in cui nell’immagine storica è stata sostituita la figura del vero pugile con quella dell’attore Iaia. Martinelli per cercare di sfruttare al meglio il mercato ha pianificato l’uscita in diversi sistemi: le sale mondiali (girato in inglese è doppiato in italiano), l’home video, il cinema, la pay e la tv generalista (le due puntate per Canale 5). La speranza? «Di avere - incrocia le dita Martinelli - il successo di Carnera».