Martino: «Disegno unico contro la nostra civiltà»

Ciampi: «Davanti alle minacce la Nato ha reagito efficacemente»

Claudia Passa

da Roma

Non solo le vignette su Maometto, non solo le t-shirt di Calderoli. Dietro gli atti di violenza contro ambasciate e consolati «c’è un disegno unico, volto a sollecitare nelle masse islamiche l’odio contro l’Occidente». L’occasione è di quelle che contano, il 40° anniversario dell’insediamento a Roma del Nato Defense College, nella cittadella militare della Cecchignola, e il ministro Antonio Martino si sofferma sul «domino» incendiario che dilaga contro le presenze occidentali nei Paesi musulmani. Vignette e t-shirt, per il responsabile della Difesa, «sono solo pretesti; in ogni caso è meglio non fornirli, ma chi vuole un pretesto lo trova comunque».
«Gli incidenti - osserva il responsabile della Difesa - sono avvenuti in Stati controllati, dove non accade nulla che il governo non promuova. Sono però convinto che chi vuole aizzare alla guerra di religione fallirà». A proposito della Libia - un «Paese importantissimo» che «avremmo voluto coinvolgere nel dialogo mediterraneo della Nato» - il ministro parla di «rapporti da sempre difficili che continuano a esserlo, e che spero in futuro possano essere risolti». Quanto ai rischi per i nostri militari in missione di pace, Martino specifica che per le «grandi missioni» non c’è preoccupazione; qualche apprensione, seppur senza allarmi specifici, riguarda invece le missioni più esigue, per cui la mancanza di una grande cornice di sicurezza rende «più difficile la protezione».
Mentre le scosse telluriche agitano la geopolitica, la cerimonia al Nato Defense College ha rappresentato la cornice ideale in cui riaffermare che - ha detto il presidente Ciampi - «l’idea che Europa e Nordamerica possono continuare a difendere valori, interessi e obiettivi comuni». Di fronte alle «minacce globali» del nostro tempo, ha osservato il capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, «la Nato si è dimostrata capace di reagire efficacemente; ha affrontato la trasformazione da strumento per la difesa collettiva dei suoi membri a organizzazione di sicurezza capace di irradiare stabilità nel mondo». Un impegno reso ancor più urgente dalle «sfide rappresentate dal terrorismo internazionale, dal moltiplicarsi delle aree di crisi, dalla proliferazione delle armi di distruzione di massa. L’Italia - ha affermato Ciampi - identifica il proprio futuro con l’Unione europea. Crede fermamente nel legame transatlantico. Si adopera affinché queste due dimensioni siano complementari e si rafforzino reciprocamente». Di qui l’impegno a «sviluppare la politica di difesa», poiché «la collaborazione transatlantica troverà nuovi benefici da un’Europa forte e credibile anche sul piano della sicurezza».
L’appuntamento è per novembre, a Riga, dove il vertice Nato imprimerà un ulteriore sviluppo alle consultazioni politiche sul Medio Oriente, l’Africa e gli altri temi caldi. «È essenziale - ha detto il segretario generale Jaap de Hoop Scheffer - che la distanza tra Nato e Ue venga drasticamente ridotta e che tra le due organizzazioni si crei un reale partenariato strategico e pragmatico, basato sui molti interessi comuni e sulla necessità di far fronte alle stesse sfide». Fra gli obiettivi primari, sottolinea de Hoop Scheffer, che nel pomeriggio ha incontrato a Palazzo Giustiniani il presidente del Senato Marcello Pera, «forze armate più compatte, più flessibili e dotate di maggior moralità, in grado di essere rapidamente schierate in contrade lontane e di rimanere sul campo per tutto il tempo necessario». In nome dei principi «impliciti ed espliciti» della Nato che Martino individua nella libertà, nella democrazia, nel diritto, nella giustizia, nell’umanità e nella pace. Un’alleanza, quella tra il Nordamerica e l’Europa occidentale, che per il ministro è «la pietra angolare del mondo libero e della sicurezza collettiva». Anche se in troppi fanno finta di non capire.