Di Martino: «Firmare? Un atto dovuto»

Per la saltatrice azzurra questi temi non vanno dimenticati subito dopo la fine delle Olimpiadi

In questi giorni si è tornato a parlare di possibili dimostrazioni in favore del Tibet e contro la Cina, ma c’è chi non si lascia coinvolgere da questo fiume di parole anche perché una scelta l’ha già fatta. E molto prima di agosto. «Difendere la libertà di espressione, di religione e di opinione in Cina, e quindi anche in Tibet, è un atto dovuto». Così parla Antonietta Di Martino, primatista italiana di salto in alto con 2.03 metri, che già due mesi fa aveva firmato il documento di «Sports for Peace» in favore della libertà in Cina e quindi anche del Tibet.
Allora Antonietta, quando ha sottoscritto questo appello?
«A Berlino, nel corso del meeting di atletica del giugno scorso. Appena ho saputo di questa iniziativa e dei suoi propositi, è stato facile e naturale aderirvi».
Quindi il suo interesse sulla questione cinese non è una novità degli ultimi giorni.
«No. Adesso che inizia l’Olimpiade, la grande manifestazione, viene dato risalto ma questi sono fatti che in realtà accadono da tempo».
Dal testo dell’appello, pur incentrato sulla Cina, traspare l’interesse verso tutti i casi simili.
«Non possiamo limitare tutto alla Cina e al Tibet. Ora se ne parla tanto perché è il fatto del giorno ma questo appello deve essere inteso come un apripista verso tutte quelle questioni che intervengono nel delimitare le libertà dei cittadini».
Ma le hanno dato fastidio le polemiche di questi giorni in Italia?
«No, per niente. Non sono stata sfiorata dalle chiacchiere dei politici, in compenso ho sentito molto vicino Petrucci. Ho pienamente condiviso il suo discorso dell’altro giorno. Per fortuna sentiamo tutti i nostri dirigenti molto vicini».
Parlando di attualità, inevitabile una domanda sull’attacco terroristico dei giorni scorsi: ha paura?
«Non particolarmente. Bisogna tenere conto che una situazione del genere era successa anche ad Atlanta 1996, quando scoppiò una bomba carta nel villaggio olimpico (due morti e centoundici feriti, ndr) e poi si parlò di Giochi blindati. Purtroppo eventi planetari come questi sono le occasioni migliori per chi vuole farsi cattiva pubblicità».
Dopotutto la Cina è anche molto estesa...
«Esatto, da un punto all’altro della nazione ci sono centinaia di chilometri. L’attentato è avvenuto molto distante da Pechino, non bisogna ingigantire le cose».
Non rimane che chiederle quali sono le sue prospettive sportive.
«Pronostici non ne faccio. Sicuramente punto a fare delle belle qualificazioni e poi vedremo».
Ma quando parte per Pechino?
«Lunedì. A cerimonia ormai lontana».