Di Martino, salto d'argento "Ci ho messo l'anima"

La ragazza campana battuta solo dalla croata Vlasic. Conquista l'argento nel salto in alto eguagliando il suo record nazionale. Tre anni fa era su una barella, senza futuro. "La vita mi ha ripagata dei guai passati". Ai 2 metri era in testa: "Ho sperato nell’oro"

Osaka - I suoi angeli custodi sono una trentina. Li tiene in casa, a Cava dei Tirreni, sopra un centrino da lei ricamato. Ma ieri sera volteggiavano tutti nel cielo scuro di Osaka, la tenevano su, quel tanto per passare l’asticella: 1.85, 1.90, 1.94, 1.97, 2.00, 2.03. Poi non ce l’hanno più fatta. Ma ormai cosa importava? Antonietta Di Martino era laggiù, nello stadio Nagai, saltellante e felice, il sorriso di giorni che ha inseguito per una vita, ragazza sbucata dagli incubi e finita in un sogno. Antonietta d’argento vestita. Antonietta che ha scavalcato un’asticella come fosse un mondo. Ha raccontato: «Ci ho messo tutta l’anima per farcela, è un sogno che si appaga». Sogno? Realtà? Storie confuse. Comunque una medaglia d’argento mondiale nel salto in alto al femminile: una novità per Italia nostra. Sara, intesa come Simeoni, non ce l’aveva mai fatta. Anche perché i mondiali li ha visti solo a fine carriera.

Meraviglioso happy end per l’atletica italiana, ma soprattutto per questa ragazza campana, una miscela di simpatia e allegria, lei che ha scalato gradino dopo gradino la voglia di farcela, non mollare, conquistare qualcosa, diventare qualcuno in una specialità scelta dopo esperienze più faticose, ma forse meno intense, come le prove multiple. Dici Di Martino e pensi: partita da una barella dell’ospedale di Pavia, una flebo per compagna e l’incertezza provocata da una operazione ai legamenti della caviglia sinistra. Era il settembre di tre anni fa: un’Olimpiade fa. Ieri le gambe parevano molle, il corpo leggero e flessuoso saliva senza far danni. Antonietta ha sbagliato solo il primo salto al metro e 85, poi è salita così tanto da raggiungere se stessa e il suo record italiano a m. 2,03, vetta riconquistata al secondo tentativo. Una misura che altre volte le avrebbe fatto vincere il mondiale. Ai due e 05 ha lasciato campo libero a Blanka Vlasic che nelle gambe lunghe, in quel corpo da favola, racchiude i segreti di una campionessa da record del mondo. Vent’anni fa la Kostadinova toccò i m. 2,09. Ieri Blanka ha provato i 2,10: non ce l’ha fatta, appuntamento solo rinviato.

A quel punto Antonietta è rimasta solo a guardare. Forte dell’argento conquistato, a pari merito, con la russa Chicherova. C’è stato un momento in cui la nostra è stata anche prima: ai due metri è passata al primo salto, le altre ci hanno messo di più. Poteva essere un sogno, davvero. Un oro a portata di mano. Come non pensarci? «E infatti ci ho pensato, mi sono detta: vinco il mondiale, ma non so neanch’io come... », ha ricordato. «Ma ho sempre pensato che avrebbe vinto la Vlasic. Sapevo di dover salire oltre i due metri per andare sul podio. Ce l’ho fatta riuscendo anche a gestire la pressione». Non solo. Antonietta ha dovuto gestire un leggero infortunio che l’ha tenuta col dubbio nell’ultimo mese: un’infiammazionme al piede sinistro, quello di stacco, quasi una microfrattura. Non si è spaventata. Come non l’ha spaventa mai l’altezza delle altre. Lei è un po’ un tappetto: 1,69 contro l’1,94 della Vlasic o l’1,80 della Chicherova. Ci sono momenti in cui il differenziale tra altezza e misura da saltare diventa una montagna e ai 2,05 si è visto.

Ma Antonietta è una che non si spaventa mai. Lei crede, in tutti i sensi. Ha sempre con sé la Bibbia e il libro delle preghiere. Ieri lo ha confessato: «Nei momenti bui la preghiera mi ha confortato e ora ringrazio Dio perché questo era un sogno a cui tenevo. E la vita mi ha restituito quello che mi aveva tolto». La vita atletica le aveva tolto qualche illusione: nel 1998 ha saltato un metro e 98, ma ai mondiali di Edmonton finì 12ª con 1,85. Poi il buio degli infortuni. «Nel 2004 sono rimasta a casa da Atene, piena di malinconie e dubbi. Ora non voglio perdermi l’occasione di Pechino. Magari per un bis».

Nella storia di una medaglia (la Di Martino aveva vinto anche l’argento agli europei indoor) ci sono tante facce. Antonietta ieri le ha elencate: i genitori, il fidanzato, le Fiamme gialle, l’allenatore, il dottore Benazzo (lo stesso di Materazzi) che l’ha operata e seguita. Ha aggiunto i suoi angeli, non solo quelli che stanno sul tavolo di casa. Anche quelli che sono finiti lassù. Pare ci fosse un tifo strepitoso. Meritato come la medaglia.