Martins il solito puffo, Materazzi stopper d’oro

6 JULIO CESAR. Quando serve ci mette buoni riflessi. Ma non manca la fesseria che rischia di crocefiggere l’Inter. Mette rimedio nel giro di pochi secondi. Se Dida mette il brivido, lui sfarfalleggia un po’ troppo palla al piede.
6 J.ZANETTI. Partita di gran coraggio e determinazione. Si infila in tutti i corridoi, lotta e si butta tra le gambe di ogni avversario. Lavora con grande concentrazione e, udite, udite, raramente lascia passare quelli che girano dalla sua parte.
6 CORDOBA. Arroccato nel suo bunker difensivo. Perde il tempo con Gilardino e rischia il gol, diventa il primo salvatore della patria nerazzurra quando respinge il tiro di Shevchenko che stava andando in porta. Ma anche per lui quasi mai i salmi finiscono in gloria.
SV MIHAJLOVIC. Mancini imposta la partita sui suoi lanci lunghi e lui dopo cinque minuti ci lascia il muscolo (flessori coscia sinistra) nel rincorrere un pallone. Segnali di cattiva stella non solo per l’interessato.
7 MATERAZZI (dal 10’ pt). Gioca una gran partita difensiva e dice: ho fatto, ho fatto e non ho visto nulla. Segno di una maledizione. Compie almeno tre interventi da pallone d’oro degli stopper. Da stropicciarsi gli occhi. Visto così, Lippi lo avrebbe messo subito in nazionale.
5 BURDISSO. All’inizio va in derapata continuata davanti a Cafu. Poi riassesta la linea di gioco, si batte nelle mischie con cuore caldo. Ma quando Kaladze piomba in area, fredda i cuori dimenticando arte sua e posizione.
5,5 FIGO. Schizza subito sulla fascia e mette nei guai Maldini. Un bel vedere ma dura poco. Capisce che l’Inter ha bisogno di un uomo di riferimento e cerca di entrare nella parte, in assenza di Veron. Scodella qualche cross, ma alla fine la sua partita è una minestrina senza sale.
7 C. ZANETTI. Gioca l’ultimo derby di Milano con la vena di quelli che volevano menarlo: tutto durezza, sostanza e forse un po’ di rabbia. Omino di ferro del centrocampo: va a rattoppare buchi, a sradicare palloni dai piedi. Risultato a parte, merita la partita del buon ricordo.
4,5 MARTINS (dal 31’ st). Difficile stabilire quanti palloni tocchi: così pochi da non ricordarne il numero. Il solito puffo che cade tanto e serve poco.
5 PIZARRO. Il solito trottolino che se la tira, ma alla fine serve poco. Dopo un anno all’Inter, finalmente estrae dal repertorio un lancio di 30 m. Roba da lasciar a occhi sbarrati. Nel gioco incide come un corista timido. Se non stonato.
6,5 CAMBIASSO. Gladiatorio, pur senza diventare mai gigantesco. Gioca dappertutto e contro tutti. Affronta il centrocampo milanista come un velista che vada incontro ai muri di onde. Si infila in mezzo e li buca. Uscendone con il minimo dei danni. Ogni tanto s’annacqua, altre volte vola via.
5,5 STANKOVIC. Prova un po’ di tutto e dappertutto. Svolazzante ma troppo spesso impalpabile. Uno dei pochi interisti che prova a tirare in porta ed è già un merito.
6 ADRIANO. Inizio incoraggiante, finale quasi desolante. Dimentica sempre di giocare con una squadra: si infila in selve di gambe e non bada ai compagni che vorrebbero la palla. Il solito vorrei ma non riesco.
5,5 All. MANCINI. Prova a rafforzare il centrocampo, sapendo di non poter contare sulle punte. Gli va storta ugualmente.
ARBITRO: DE SANTIS 5. Sarebbe meglio andasse ad arbitrare i mondiali di subbuteo. Sbaglia per tutti in parti uguali. Ma sbaglia nelle valutazioni degli episodi.