Martiri di Alessandria

Costantino, com’è noto, nel 313 dichiarò il cristianesimo religione lecita. Fu poi Teodosio, constatatane la maggioranza relativa, a farne le religione ufficiale dell’Impero. Ma il paganesimo non cedette senza combattere. Nel 389, per esempio, ad Alessandria i pagani scatenarono un pogrom e uccisero parecchi cristiani. La scusa era stata fornita dal vescovo Teofilo, che aveva chiesto e regolarmente ottenuto dall’imperatore il permesso di trasformare in chiesa un vecchio tempio pagano. Naturalmente la carneficina provocò le ire di Teodosio. I responsabili, allora, si asserragliarono nel Serapeion, il celebre e grandioso tempio di Serapide che sorgeva sulla collina di Rhakotis. Il presidio imperiale non riuscì a sloggiarli, in quanto erano troppi e ben armati. Fu avvisata la capitale ma per organizzare una spedizione in piena regola ci voleva tempo. Ne approfittarono i rivoltosi per compiere sortite, nel corso delle quali davano la caccia ai cristiani. Molti di questi ultimi finirono torturati e uccisi. Un sacerdote di Zeus che partecipava agli eccidi, Elladio, si vantò di averne fatti fuori ben nove di sua mano. Il Serapeion era non solo uno dei maggiori centri del culto pagano ma anche un complesso monumentale di edifici ben fortificati. Il suo assedio diede non poco filo da torcere alle truppe imperiali finalmente sopraggiunte. Alla fine Teodosio ordinò che venisse raso completamente al suolo, onde prevenire il ripetersi di rivolte. Non si conosce il numero dei cristiani ammazzati in quell’anno, neanche i loro nomi. Sono venerati come Martiri di Alessandria.