Martiri di Valaam

Si tratta di tre francescani, uno tedesco e due italiani: Nel 1578 si verificò un eccidio di monaci russi. Il'ja Semenenko-Basin nel suo libro Eternamente fiorisce (La Casa di Matriona) ne riporta in nomi, cominciando dal superiore (ieromonaco), Tit. Gli altri: Tichon, Gelasij, Sergij, Varlaam, Savva, Konon, Sil'vestr, Kiprian, Pimen, Ioann, Samon, Iona, David, Kornilij, Nifont, Afanasij, Serapion, Varlaam (un omonimo). A costoro vanno aggiunti i novizi Afanasij, Antonij, Luka, Leontij, Foma, Dionisij, Filipp, Ignatij, Vasilij, Pachomij, Vasilij (il secondo con questo nome), Feofil, Ioann, Feodor e un altro Ioann. Trentaquattro in tutto. Questi martiri persero la vita nel corso della guerra tra la Russia e l'ordine dei cavalieri Portaspada di Livonia, alleati con la Polonia e la Svezia. I Portaspada erano da molto tempo confluiti nell'ordine dei Teutonici e questi ultimi, a quella data, erano passati in massa al luteranesimo. La Polonia era, sì, cattolica ma la ruggine con la confinante Russia era antica e sarebbe durata ancora secoli con alterne vicende. La Svezia a sua volta era passata al luteranesimo armi e bagagli con una specie di rivoluzione dall'alto, cioè cominciando dalla corona e diffondendosi per li rami amministrativamente. Erano proprio neofiti protestanti quei soldati che sbarcarono nell'isola di Valaam, dove sorgeva l'antico monastero intitolato alla Trasfigurazione del Salvatore. Ai trentaquattro religiosi che vi si trovavano in quel momento venne intimato di convertirsi al luteranesimo se volevano salva la vita. Quelli si rifiutarono tutti quanti e preferirono la morte. La mattanza viene ogni anno commemorata.