Martone indigna perché dice cose vere

Le parole di Martone indignano la sinistra italiana e molti giovani perché sono vere. Nel resto del mondo gli universitari studiano e lavorano per pagarsi la retta, in Italia molti perdono tempo

Non c'era davvero bisogno che il viceministro al Welfare Michel Martone precisasse. Chi a 28 anni non è ancora laureato è uno sfigato. Io aggiungerei: è un parassita. E l'indignazione dei vari dipietristi e della sinistra lascia il tempo che trova. Il 38enne Martone ha detto una sacrosanta verità: "L’età media dei laureati italiani è molto più alta rispetto alla media dell’Unione europea". Eppure questa semplice affermazione, che da decenni è sotto gli occhi di tutti, ha scatenato numerose (e troppe) polemiche. C'è chi tira fuori i casi limite di chi ha avuto una vita difficile ed è stato costretto a lavori massacranti per potersi pagare la retta all'università, c'è chi si fa scudo col curriculum del viceministro facendo illazioni sul suo passato. Ma questo significa nascondersi dietro a un dito.

Il problema è: cosa ci fa un 28enne ancora nei chiostri di un ateneo a fare la coda per iscriversi a un esame, ad aspettare il professore per discutere il tema della tesi durante l'orario del ricevimento, a seguire corsi affollati da matricole? Basta fare un salto in America o in un qualunque paese dell'Eurozona per capire che questa deformazione è tutta italiana. Basta dare un'occhiata al rapporto Education at a glance diffuso lo scorso settembre dall’Ocse per capire che l'Italia detiene un brutto, bruttissimo primato: poco più del 20% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni si laurea, rispetto alla media Ocse del 37,1%. Per intenderci il nostro Paese è ai livelli di Lettonia e Polonia. Non solo. Dai dati Eurostat emerge un particolare interessante: la percentuale dei lavoratori iscritti all'università è solo del 9% tra le donne e del 6,4% tra i maschi, mentre negli altri Paesi europei si lievi al 23,3% per le donne e al 19,3% per gli uomini. La "scusa" del lavoratore-universitario, addotta dalla sinistra per impietosire e attaccare il viceministro, è dunque un'eccezione.

"Dobbiamo dire ai nostri giovani che se a 28 anni non sei ancora laureato sei uno sfigato, se decidi di fare un istituto tecnico professionale sei bravo. Essere secchione è bello, almeno hai fatto qualcosa". Martone ha ragione. Come ha ragione Daniela Santanché (Pdl): "Chi scalda i banchi fino a 28 anni senza fare nient’altro è uno sfigato. Per fortuna che qualcuno ha avuto il coraggio di dirlo". Il fatto è che dirlo è politicamente scorretto. Perché significa ammettere che molti (troppi) studenti restano parcheggiati nelle università finché non decidono cosa fare della propria vita. Un atteggiamento che rischia di essere anche un pesante costo sociale. Dall'America alla Gran Bretagna, dai Paesi scandinavi all'Australia i giovani si laureano in tempo: molti di questi lavorano per mantenersi agli studi.

Il punto è tutto qui. Se uno studente fatica a pagare la retta, dovrebbe fare il possibile per laurearsi in tempo e non sostenere altri costi. Se invece uno studente non ha problemi economici, dovrebbe fare altrettanto in fretta per conquistarsi una propria libertà andando a vivere da solo. E qui subentra un altro problema. Quando l'ex ministro Tommaso Padoa Schioppa aveva parlato di "bamboccioni", i più lo avevano attaccato. Molti degli universitari a tempo perso vivono con o alle spalle dei genitori. Fare l'universitario diventa così un vero e proprio hobby che, oltre a essere un costo per le casse dello Stato, impoverisce anche il portafogli del papà. Per questo, stridono le polemiche suscitate dalle parole di Martone. Parole che dovrebbero fare meditare e, piuttosto, spingere a molti mea culpa. Ma in Italia, si sa, è più facile trovare una scusa: sono fuori corso perché i miei genitori non mi hanno aiutato economicamente, sono fuori corso perché ho inziato più tardi l'università, sono fuori corso perché non mi trovavo all'università, sono fuori corso perché ho cambiato facoltà, sono fuori corso perché...