Martone lascia: "Mai fatto pressioni su Consulta"

L'Anm: "Si ripropone in modo forte il tema della
questione morale all’interno della magistratura". Ma Martone replica: "Sono estraneo a tutti gli episodi che i giornali
hanno tratto dall’ordinanza del gip"

Roma - "Sono vicende che al di là del merito danno un quadro di inquinamento preoccupante e quindi non può che preoccuparci e riproporre in modo forte il tema della questione morale all’interno della magistratura". Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati, acondanna duramente le pressioni esercitate per favorire la nomina di determinati magistrati in ruoli delicati o di condizionare i giudici della Consulta nel voto sul lodo Alfano. Ma in una lettera il magistrato Antonio Martone lascia e ribadisce "con forza" di non ver "mai fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale" e di essere "completamente estraneo a tutti gli episodi che i giornali hanno tratto dall’ordinanza del gip".

Anm: "Un quadro inquietante" "Il tema della questione morale - ha detto Palamara a margine di un convegno del Csm - va di pari passo con quello della scelta dei dirigenti che deve essere ancorata come non mai al merito e svincolata da logiche di appartenenza". Su questi argomenti l’Anm vuole "chiarezza e nettezza di posizioni". "La magistratura che noi vogliamo - ha spiegato Palamara - non può permettersi di avere al suo interno situazioni di opacità anche quando queste riguardano le nomine di importanti uffici direttivi". Per intervenire, secondo il presidente dell’Anm, bisogna "attivare i meccanismo preposti: Ora c’è un’indagine in corso, bisognerà vedere e valutare il coinvolgimento delle persone e gli organi competenti dovranno accertare con tempestività e rigore quanto è accaduto. Il ruolo dell’Anm deve essere chiaro e netto di presa di distanza da queste situazioni per affermare il modello di un magistrato ispirato ad integrità ed indipendenza e su questa strada non arretreremo di un millimetro perchè ci giochiamo il futuro della magistratura".

Martone: "Lascio per difendere il mio onore" Martone lascia la magistratura per il "desiderio di poter agire a difesa della mia onorabilità in piena libertà e senza condizionamenti derivanti dallo status di magistrato di fronte a coloro che si sono rivelati goffi millantatori e che hanno utilizzato il mio nome per cercare di avallare i loro disegni". Martone ricorda di aver "servito l’amministrazione della giustizia ininterrottamente per oltre 44 anni ricchi di soddisfazioni, ma anche di sacrifici, rischi e, infine, amarezze. Sfido chiunque - sottolinea l’ex avvocato generale della Cassazione - magistrato o avvocato, a indicare un solo concreto provvedimento o atto da me adottato che non si sia ispirato rigorosamente ai principi di indipendenza, imparzialità e terzietà, senza farmi condizionare da ideologie e idee politiche". Lo stesso invito Martone lo rivolge "anche a Pino Berruti e Livio Pepino, componenti del Csm che hanno rilasciato dichiarazioni ai giornali di oggi, ma che ben dovrebbero conoscere l’attività che ho svolto presso la Corte di Cassazione per oltre 23 anni".

La cena con Verdini "Non sono un frequentatore di salotti e il 23 settembre del 2009 non ho partecipato ad alcuna cena, come da giorni tento disperatamente di precisare con scarso successo agli organi di stampa", ribadisce Martone. "E' vero invece - spiega Martone - che tre giorni dopo un importante convegno in Sardegna sul federalismo fiscale, sono intervenuto, su invito di Pasquale Lombardi, segretario dell’Associazione organizzatrice, a un incontro con Verdini per discutere di ulteriori iniziative sul tema. All’incontro sono arrivato verso le ore 14 e, anche per la non prevista presenza dell’on. Dell’Utri e di Flavio Carboni (che mi sono apparsi a loro volta sorpresi per il mio arrivo), mi sono trattenuto per pochi minuti". Soltanto a margine di questo incontro, ricorda l’ex avvocato generale della Cassazione, "mi venne chiesto (dell’argomento, d’altra parte, in quei giorni si parlava in tutti gli ambienti), un pronostico sull’esito del giudizio della Corte costituzionale sul Lodo Alfano. Ricordo che prima di andar via manifestai l’opinione che probabilmente la Corte ne avrebbe dichiarato l’incostituzionalità".