Via della Martora: altri 80 nomadi e il campo scoppia

Poche roulotte rispetto al numero dei residenti presenti nel campo, rifiuti ovunque, stufe per il riscaldamento improvvisate, resti di auto e calcinacci disseminati in terra per evitare che quando piove si formi un lago. È questo lo scenario del campo nomadi in via della Martora che si è presentato agli occhi della delegazione di parlamentari de La Sinistra Arcobaleno, accompagnata dal senatore Cesare Salvi e dal consigliere comunale del Prc Adriana Spera, che ha effettuato una ricognizione della parte di questo insediamento regolare nella quale sono state sistemate le persone sgomberate il 10 dicembre 2007 dalle loro baracche a Ponte Mammolo. Il campo nomadi di via della Martora esiste da circa vent’anni, da quindici giorni a lato delle baracche di cartone e lamiera già presenti si è aggiunto un insediamento di circa ottanta persone, principalmente romeni, la maggior parte dei quali provvisti di cittadinanza italiana, che per diversi anni hanno abitato nelle baracche a Ponte Mammolo. Salvatore Bonadonna parla di «violazione dei diritti umani e dell’infanzia». Mentre per Adriana Spera: «Bisognerebbe prendere le carte del nuovo Prg e vedere se a Ponte Mammolo, da dove sono stati mandati via, è previsto qualche intervento edilizio». «Se era per il sindaco stavano ancora sotto i ponti, è una vergogna - dichiara Cesare Salvi -. Possibile che il Comune non trovi una sistemazione alternativa?». Ma le critiche giungono anche dal centrodestra. «Il Comune - dice Fabrizio Ghera di An - ha fatto poco in merito all’opera di sistemazione dei campi nomadi, anzi la sua azione c’è stata solamente in extremis, più sull’onda emozionale degli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto la capitale, che per un reale intento». «An al contrario - prosegue Ghera - da anni porta avanti questa battaglia e chiede di regolarizzare il fenomeno con l’allontanamento dei soggetti pericolosi e la chiusura dei campi irregolari. Esprimiamo piena solidarietà ai residenti dei quartieri Collatino e di Colli Aniene in prossimità dei quali sorgono alcune delle baraccopoli. Solidarietà, dunque, ai cittadini che vivono in prima persona il problema. Infatti sono quotidianamente alle prese con situazioni di disagio e di insicurezza. Ne sono una testimonianza le numerose lamentele, le richieste di intervento per tentare di far fronte a rapine, incendi, aggressioni, oltre ai bivacchi vari a cielo aperto». «E la causa - conclude Ghera - va ricercata solamente in quella politica dell’accoglienza che la Sinistra che governa da oltre quindici anni la capitale ha portato avanti».