Masaniello di lusso ma fedele alla nostra storia

Dopo le versioni di Macario ed Eduardo, Tato Russo porta in scena un ricco musical. Attore rivelazione Gianni Fiorellino, brave Irene Fargo e Mirna Doris

Masaniello numero quattro. Dopo che, nei lontanissimi anni Sessanta, ne celebrarono l’impulso generoso e l’immeritato martirio tre artisti del nostro Pantheon come Macario, Eduardo e Armando Pugliese che trasportò la storia nel magma della protesta studentesca. Da dieci anni Tato Russo si è impadronito della leggenda di Tommaso D’Amalfi, ha frugato con pazienza tra le pieghe che ne celarono la disfatta continuando a ritoccare il copione. Corredato di nuovi spunti e malinconie nel tentativo, perfettamente riuscito, di elevare lo spettacolo a commento di una storia patria tutta da riscrivere.
Si comincia sullo sfondo, colorato di nero e oro per le scene di piazza, ma acceso di un azzurro pervinca che stinge ironico sul sangue blu dell’aristocrazia spagnola, dei bozzetti di Tonino Di Ronza e dello stesso Russo, col bellissimo requiem in memoria del capitano del popolo scortato tra lacrime di sangue fino alla sua ultima dimora.
E si prosegue in senso epico con l’amarissima testimonianza di Giulio Genoino, l’intellettuale tornato dall’esilio mentore di Masaniello che, in un refrain di sapore brechtiano, riassume per bocca di Marco Brancato la volubilità degli impulsi revanscisti della plebe. Seguito a raffica dall’ingenua commozione della Festa delle Cannucce colorata e nostalgica come un gouache. Mentre il resto della vicenda, tra impennate ideologiche e analitici indugi sulla personalità di protagonisti e comprimari, si ispira grazie all’apporto fondamentale di una ricca orchestrazione e di splendide voci soliste al Grand Opéra tardo ottocentesco di tradizione francese. Tato Russo, stavolta assente come interprete ma presente in ogni dettaglio della sontuosa confezione-regalo offerta con calcolo dei pregi e dei limiti insiti nella natura del musical a quel pubblico di fedelissimi che da anni lo segue, congegna infatti un prefinale da melodramma. Provvisto di pozione venefica porta al cantore dei «bassi» (l’attore-rivelazione Gianni Fiorellino) dalla dark lady Irene Fargo in un rigurgito di tutte le Lucrezie Borgia cantate da Donizetti. Cui si aggiunge, a completare il magnifico cast, l’arte consumata di Mirna Doris e la bella voce di Arianna.

MASANIELLO - di Tato Russo. Musico di Tato e Patrizio Marrone. Regia di Tato Russo. Napoli Teatro Bellini, fino al 18 febbraio.