Mascalzone: D’Alema al timone E a Valencia vince Luna Rossa

Trionfo di De Angelis, per la prima volta davanti ad Alinghi. Successo favorito dalla squalifica di Victory

Antonio Vettese

da Valencia

«La scelta determinante è stata scegliere la sinistra al momento giusto»... Massimo D'Alema ridacchia mentre si rilassa e racconta la regata vissuta come numero diciotto a bordo di Mascalzone Latino Capitalia. Nel giorno in cui gli spagnoli hanno vinto nelle acque di casa per la prima volta sfoderando come stratega il campione olimpico Luis Doreste, gli italiani vanno fortissimo. Luna Rossa vince la classifica finale dell'Act 5 battendo Alinghi e la barca rossa di Onorato arriva seconda nell'ultima regata a soli tre secondi dagli spagnoli. «Vasco Vascotto mi ha impressionato - racconta D'Alema - quando abbiamo deciso di buttarci sulla sinistra del campo. Di regate ne ho fatte, sempre da dilettante, e qui ho visto la differenza con quelli che vanno davvero. Soprattutto nel credere alle proprie intuizioni e non farsi influenzare dagli avversari». D'Alema insiste e si diverte, dopo la regata ha preso il delicato timone di Mascalzone Latino Capitalia, che di solito usa Flavio Favini, navigando deciso verso il porto. «Stare a bordo è un po' come sedersi sull'alettone di Schumacher: stai lì e impari. Vedere che Alinghi e New Zealand sono dietro è un bell'effetto - aggiunge -. Per me le regate di flotta sono più divertenti, sono più creative e conta la strategia, nel match race, salvo la partenza, conta di più la velocità». Poi si rivolge a Onorato: «Qui bisogna che vinca un italiano, questo spettacolo e queste opportunità di lavoro le dobbiamo portare a Napoli... senza avere svizzeri da convincere».
Con il successo degli Act 4 e 5 il grande spettacolo della Coppa è davvero iniziato. Ieri sullo specchio acqueo davanti al porto commerciale c'era già il pubblico delle grandi occasioni, una flotta di spettatori da tenere sotto controllo. La vittoria finale di Luna Rossa commentata da de Angelis con un «fleet o match race a me vanno sempre bene: basta vincere», è propiziata da una squalifica di Victory Challenge, la barca svedese dopo il controllo degli «stazzatori» (quelli che misurano le barche) era stata trovata con un eccesso di acqua a bordo, una sorta di doping per allungarne la linea di galleggiamento, è un trucco ampiamente praticato da tutti e inventato nel 2000 dai neozelandesi. Gli svedesi, che in queste regate di flotta erano velocissimi, hanno dovuto rinunciare alla vittoria nella quarta regata a favore nella barca Prada-Telecom e quindi anche alla vittoria finale. I valori in campo non sono cambiati molto rispetto alla conclusione dell'Act 4, la differenza sostanziale è nello sbandamento di Bmw Oracle, quarto senza brillare dietro Emirates Team New Zealand, ma davanti a Mascalzone, quinto con una vittoria e un secondo posto. Non belle, purtroppo, le regate di +39 dove è salita Giulia Ligresti, alle prese con una barca lenta in condizioni leggere ma anche appesantita da alcune scelte tattiche affrettate. «Sponsorizziamo due team - racconta la signora Ligresti - siamo su Shosholoza con l'abbigliamento Gilli e su +39 con Fondiaria Sai». Ieri ha navigato anche il primo «vero» velista cinese, un ragazzino sperduto nel mare dell'occidente che non parla una parola di una lingua qualsiasi che non sia cinese, si chiama Wang Peirui ed è l'unico dei molti, non troppi, che entreranno nel team gestito, sul piano tecnico, da Pierre Mas. «A bordo non ho problemi - dice Wang attraverso l'interprete - ci capiamo». A vederlo li con i suoi cappelli a spazzola sorge qualche ragionevole dubbio, ma è anche il primo sintomo visibile della globalizzazione velica.