Mascalzone-New Zealand Da oggi è Coppa America

Si parla già del futuro ed è polemica con chi vorrebbe un’edizione ogni due anni

da Valencia
Gli undici sfidanti di Alinghi iniziano oggi la Louis Vuitton Cup, regata nella regata voluta fin dal 1983 dal marchio francese con una intuizione che l'ha portata a essere in alcune edizioni perfino più evento della Coppa stessa. Da oggi insomma si fa sul serio, il freno a mano deve scendere fino in fondo e tocca vincere ogni giorno. La prima regata tosta è quella tra Mascalzone Latino Capitalia e Emirates Team New Zealand: il primo è la sorpresa, il sindacato che è più cresciuto in questi mesi, il secondo è la certezza dei risultati. Per vedere altre regate di questa densità tra i team forti bisognerà aspettare la fine della settimana. Saranno le squadre in cerca di un posto al sole a centro classifica ad animare la battaglia. E le sorprese. Tra queste si aspetta +39 con l'albero vecchio di Alinghi. Da venerdì dovrebbe esser pronto il nuovo albero riparato e l'equipaggio è assolutamente determinato a far vedere quanto vale.
Il bello di questi giorni è che la Coppa non è ancora cominciata e già si parla del dopo: dove e quando? La conferenza stampa degli «armatori» - in alcuni casi semplici team leader - è stata una buona occasione per parlare del futuro della Coppa. Ernesto Bertarelli e Ac Management non nascondono il desiderio di una prossima edizione tra due anni. Vista la velocità di Alinghi, possono riuscire nel loro progetto, come gli è riuscito di portare la Coppa in Europa. A distoglierli da questa idea potrebbe essere quella di usare, come è successo a Valencia, la Coppa come motore per la riabilitazione, con investimenti edilizi importanti, di un nuovo porto. Non rifare la Coppa in Spagna ma portarla altrove (anche Italia) richiederebbe, ovviamente, tempi tecnici più lunghi.
A Patrizio Bertelli l'idea dei due anni non piace per nulla, preferisce intervalli più lunghi per dare tempo a nuovi sindacati di prendere forma: «Sono assolutamente contrario a una Coppa America che si tenga ogni due anni, è un periodo troppo breve per mettere insieme una squadra e fare un progetto di un certo respiro. Si rischia di uniformare l'aspetto tecnico arrivando a regatare con barche tutte uguali. Non bisogna snaturare la Coppa America facendola diventare un circuito di regate come ce ne sono tante, togliendo le prerogative del Defender. Trasformare la Coppa America in un circuito sarebbe pericoloso e toglierebbe il suo fascino. Se la Coppa America si svolgerà ogni due anni valuteremo se partecipare o meno». Aggiunge: «Trovo che la formula degli Act sia stata interessante. Credo invece che due soli round robin siano sbagliati, troppo pochi. Era meglio fare un girone eliminatorio in più e cancellare l'ultimo act che non è servito a niente».
Vincenzo Onorato, ma la sua è un'opinione condivisa, ritiene che i costi debbano scendere radicalmente. «La cosa più costosa di una campagna - dice - sono gli uomini e i giorni di navigazione. Ogni giorno di allenamento costa 12mila euro, tra piccole riparazioni e altro lavoro. I budget non dovrebbero superare i cinquanta milioni di euro per allargare la partecipazione».
La battaglia tra i due e i quattro anni nasconde qualcosa di più radicale. Un circuito perpetuo, con tempi più ravvicinati e più ritorno per gli sponsor, lascerebbe aperta ai sindacati la possibilità di rendere la loro struttura stabile. Potrebbe diventare un gioco più aperto a team di velisti e manager professionisti che fanno ruotare gli sponsor, come accade nella Formula Uno.