Maschera di Gesù, Carnevale blasfemo

Gesù è diventato una maschera di carnevale. Nelle vetrine dei negozi, ma anche su internet, in questi giorni si affaccia il «kit» del Nazareno: barba, baffi, parruccona di capelli lunghi a coprire le spalle, corona di spine in lattice, tunica bianca fino ai piedi completa di fascia trasversale color violetto. La produzione è cinese, l’importatore milanese (la ditta si chiama Witmann), il distributore veronese: è la ditta Antonio De Megni, che ha sede a Monteforte d’Alpone e gestisce la catena di negozi Dem diffusi in tutto il Triveneto. E nelle vetrine Dem, accanto alle tradizionali maschere di Zorro, alle bandane dei pirati e alle novità degli abiti da «wrestler» e da «winx», ora fanno bella mostra anche le scatole con il travestimento blasfemo.
Una coroncina di piccole stelle incornicia una faccia triste che vagamente ricorda la Sindone, su cui brilla la scritta «Jesus for party» (Gesù da divertimento) con tanto di «beard and mustaches», barba e baffi. Il tutto, specifica lo scontrino appiccicato sulla confezione, al prezzo di 12 euro.
La vendita è cominciata proprio in quella che una volta veniva chiamata «Verona fedele», una delle sacrestie d’Italia ma anche una delle capitali del carnevale (il «Bacanal» scaligero ha quasi 500 anni), che a metà gennaio ha incoronato il suo «Papà del gnoco» e si prepara alla tradizionale sfilata dei carri allegorici di venerdì 16 febbraio. Al «vènardi gnocolàr» si erano già visti travestimenti da preti e suore, e pure un carro di un giornale satirico oggi defunto che si chiamava «Verona infedele».
Il carnevale nacque come festa pagana (a Verona prende il nome appunto di «baccanale») dove «ogni scherzo vale». Anche per il volto di Cristo in croce? No, ha risposto il vescovo di Verona, il cappuccino padre Flavio Roberto Carraro, che ha condannato la nuova moda «con fermezza e sofferenza».
«Mi sono sentito umiliato - ha detto il presule -. Per me, come per milioni di persone, il Cristo sofferente è un’immagine amata e invece viene sbeffeggiata». Monsignor Carraro ha chiesto che la confezione venga ritirata dal commercio. Don Alberto Margoni, direttore del settimanale diocesano «Verona fedele», auspica che quella mascherata «rimanga nelle vetrine» ma non si fa troppe illusioni: «Oggi prendersi beffa del sacro indubbiamente rende bene». Alla De Megni, però, cascano dalle nuvole: «È un prodotto dell’anno scorso, in giro c'è una rimanenza», assicura la capo-magazziniera che per quest’anno punta molto sulle facce plasticate di Berlusconi, Prodi, Fini e della «new entry» Bertinotti.
«Mi sono venute le lacrime agli occhi - confessa il vescovo, che compirà 75 anni il prossimo 3 febbraio e si prepara a lasciare la città scaligera -. Ho pensato al volto del mio papà anziano e malato. Bisogna rispettare i sentimenti religiosi del nostro popolo. Se vengono rispettati sono motivo di conciliazione fra le comunità, in caso contrario di contrapposizione. Quell’immagine fa parte della storia dell’arte e della poesia ed è grave sciuparla così». Il vescovo non dà la colpa ai cinesi, «che sono molto lontani dalla religione cristiana». E neppure cita esplicitamente le violente polemiche dei mesi scorsi sulle vignette contro l’islam, dispute che il «made in China» anti-cattolico potrebbe riaprire.
La scoperta della maschera è del quotidiano gratuito Leggo, che ha anche esplorato internet alla ricerca di altre carnevalate religiose. Scoprendo che la rete pullula di siti, soprattutto americani, che vendono travestimenti da «Deluxe biblical Jesus», da Madonna adulta e bambina, con contorno di parrucche e corone di spine. La tunica da adulto costa sui 30 dollari, barba e baffi altri 19,99 (in doppia versione color castano chiaro e scuro), per la corona («comfortable and easy to wear», confortevole e comoda da portare) ne vanno aggiunti altri 7,99. Un vero affare rispetto ai 73,99 che bisogna sborsare per un costume da pastore mediorientale, di quelli che venerarono Gesù bambino. Sconto quantità, spedizione nello stesso giorno dell’ordine. Per chi non si accontenta ci sono anche i Re Magi e Mosè. Maometto no.
Stefano Filippi