La maschera come oggetto d’arte A partire dall’Africa fino all’Italia

Come tutto ciò che è parte del mondo di Alberto Casiraghy, l’inventore della Casa Editrice PulcinoElefante, anche la sua collezione di maschere africane è nata spontaneamente e con affetto: «ho conosciuto un amico senegalese -quasi tutti sono amici fin da subito per lui- Mi portava in visione le maschere che realizzava, a me piacevano tanto che gliele compravo, sono bellissime». Ora ne possiede un’ottantina, che sono in esposizione da oggi fino al 25 gennaio alla Biblioteca comunale di Osnago (Sala Pertini, viale Rimembranze 3): tutte in legno, vanno a costituire la mostra «Cara Africa. Maschere dal Continente Nero».
Ad affiancare questi magistrali lavori d’artigianato, saranno in esposizione anche le interpretazioni della maschera ad opera di undici artisti contemporanei: come gli ombrelli su una testa di stracci di stoffa di Angela Caremi o la scarpa trasformata in un viso dalle sembianze umane di Fabio Sironi, e molti altri. Parte integrante della mostra è anche l’interpretazione della maschera dell’artista Bruno Freddi e la Compagnia Olaret, che hanno preparato una performance ispirata al teatro giapponese. La performance è stata realizzata per la prima volta ieri sera all’inaugurazione, ma sarà ripetuta nei prossimi giorni ed è ancora possibile vedere il muro-quadro usato durante lo spettacolo. Freddi è pittore e artista performativo: ha lavorato a mano il muro, che è bucato in due punti da cui escono i visi, truccati di bianco direttamente dall’artista, delle due attrici che si atteggiano in espressioni facciali seguendo le indicazioni del pittore-regista e secondo i ritmi della musica che scorre in sottofondo (orari: martedì-venerdì ore 20.45-23, sabato e domenica: ore 10-12, 15-19.30).