Maschere doc nel bel teatrino di Cruciani

Persino d’estate, persino a Camere chiuse o semichiuse, La zanzara di Radio24 è imprescindibile. Insieme al gioiellino di Radiodue, Un giorno da pecora, il programma di Giuseppe Cruciani ha inventato un nuovo modo di fare la radio e un nuovo modo di raccontare la politica. E, con tutto il rispetto per la conduzione attuale e soft di Alessio Maurizi, La zanzara ha la sua forza e il suo Dna nella voce e nello stile di Giuseppe Cruciani. Che, certo, interpreta un ruolo nella commedia dell’arte del teatrino della politica: quello iconoclasta di difensore del politicamente scorretto persino se il politicamente scorretto è berlusconiano. Ma che, soprattutto se il contraltare sono la banalità del bene e l’essere sempre dalla parte giusta di David Parenzo, risaltano come una prova di coraggio unica in tutta la radio. Nelle ultime stagioni radiofoniche, Cruciani ha firmato veri e propri scoop che hanno segnato la cronaca politica italiana e che, qualche volta, hanno rischiato di farne la storia, soprattutto nei dintorni del voto di fiducia del 14 dicembre. Ma il vero merito del conduttore della Zanzara - che pure si piace, si piace tanto e si piace troppo - è quello di aver voglia di menare, dialetticamente, le mani. Gli scontri con Parenzo e quelli con Luca Telese, ad esempio sul corpo delle donne e sul berlusconismo applicato alla chirurgia plastica, sono più cruenti di un derby in radio. Le botte verbali con gli ascoltatori, a cui Cruciani le dà e da cui Cruciani ne prende, sono un esempio di giornalismo che ha una parte, che non nasconde il suo pensiero, che non ha paura di manifestarsi, ma che non è fazioso e che infatti è stroncato o dà fastidio ai faziosi. L’unica Zanzara per cui non auspichiamo l’Autan.