Maselli (Fi-Pdl) «Troppe ombre in quel concorso della Regione»

Sarebbero tanti, troppi, i sospetti sulla regolarità del concorso pubblico per l’assunzione di personale amministrativo (15 diplomati e 21 laureati) presso il Consiglio regionale del Lazio. Dubbi e ambiguità sollevate dal consigliere Massimiliano Maselli (Fi-Pdl) in merito all’organizzazione e alla gestione delle prove concorsuali che si stanno tenendo in questi giorni e che hanno visto impegnati circa 18mila concorrenti di cui però, dopo una consistente scrematura, è stato preselezionato complessivamente con i primi test a risposta multipla solo meno del 2 per cento. Vale a dire che tra i 5.180 diplomati partecipanti hanno superato le pre-selezioni in 64 (pari all’1,24 per cento) 15 dei quali già lavorano alla Regione. Tra i laureati solo 85 su 12.141 hanno superato la selezione (lo 0,7%). Tra i “promossi” 21 sono già dipendenti a contratto del Consiglio regionale, della Giunta, dei dipartiment, dei gruppi o delle commissioni consiliari. Coincidenze che per Maselli non si spiegano con le leggi della probabilità e che individuano un unico obiettivo: «Il concorso deve essere annullato perché presenta palesi irregolarità che - sostiene - non esiterò a denunciare alla Procura della Repubblica e non mi fermerò davanti a niente perché credo nel merito. L’obiettivo è far annullare questo concorso, scriverò al ministro Brunetta e al presidente della Repubblica. Credo infine che indire questo concorso durante le elezioni europee sia stato un modo per creare migliaia di aspettative e quindi consenso clientelare. Segnalo infine che negli ultimi tre giorni utili per iscriversi al concorso, il sito del Cnipec (la società che ha gestito il concorso) si è bloccato ed è stato deciso quindi di accettare anche domande per via raccomandata, cosa che non era assolutamente prevista nel bando, che imponeva a tutti l’iscrizione online». Oltre a queste bizzarrie però ci sarebbe anche qualche altra curiosità sui costi che a Maselli proprio non va giù. «Il costo dell’operazione è stato notevole perché si spendono 2 milioni di euro per l’organizzazione mentre, nelle casse della regione ne entrano solo 920mila prodotti dalla tassa di partecipazione imposta ai concorrenti per presentare la domanda di partecipazione. Ma se si fa qualche passo indietro si vede che questa vicenda nasce male dall’inizio. L’appalto per la gestione delle domande del bando partiva da una base d’asta di 2 milioni e 400mila euro ed è stato vinto dall’unica società partecipante, che se l’è aggiudicato con un’offerta di 43 euro per la gestione di ogni singola domanda che, moltiplicati per le 92.000 domande presentate, dà un totale di 2 milioni. Quindi - spiega - non molto lontani dalla base d’asta iniziale. La Regione insomma ha incassato quasi un milione dalle quote partecipative, ma ne dovrà sborsare un altro di tasca propria per fare fronte alla spesa complessiva».