Maserati e il «trasloco» a Torino E adesso tremano altri 600 operai

A Modena, ma anche nella vicina Maranello, il bisbiglio comincia a farsi voce piena. Se ne parla tra la gente, nelle fabbriche (Maserati e Ferrari), nelle sedi istituzionali e, soprattutto, tra i diretti interessati: dipendenti e sindacalisti delle due case automobilistiche. Il futuro della Maserati, tra qualche anno, potrebbe essere torinese. E il passaparola che da settimane è in atto tra i 600 operai del Tridente e quelli Cavallino si è fatto più intenso nel momento in cui il Lingotto, attraverso l’amministratore delegato Sergio Marchionne, ha ufficializzato la nascita del polo sportivo, alla cui guida è stato posto il tedesco Harald Wester, composto da Alfa Romeo, Maserati e Abarth. La produzione del marchio modenese, a questo punto, potrebbe essere dirottata in Piemonte, nella fabbrica che la Fiat ha acquisito dalla Bertone (le neo Officine Meccaniche di Grugliasco) e destinata a sfornare automobili sportive e di nicchia del gruppo italiano e con il marchio Chrysler.
Le ragioni del possibile trasferimento sono da ricercare, anche in questo caso, nella razionalizzazione dei costi e nell’esigenza di ottimizzare le sinergie. La produzione di una vettura Maserati è piuttosto complessa, dispendiosa e coinvolge una lunga filiera di fornitori. La torinese Itca riceve infatti i telai dalla Golden Car di Cuneo e inizia la lastratura delle scocche che vengono poi trasportate a Maranello, in casa Ferrari. E sempre il Cavallino fornisce il potente motore di 8 cilindri e oltre 400 cavalli che andrà a equipaggiare la Quattroporte e le GranTurismo. L’assemblaggio finale avviene poi a Modena, nello stabilimento di via Ciro Menotti. Solo il trasporto delle scocche, secondo una fonte, comporta 500 euro di costo aggiuntivo per vettura. Il bisbiglio sull’ipotizzato avvicinamento a Torino (i motori continuerebbero ad arrivare da Maranello) ha logicamente messo in allarme i sindacati.
E non è un caso che i rappresentanti dei lavoratori hanno chiesto nei giorni scorsi alle autorità locali garanzie per gli addetti degli stabilimenti modenesi del Lingotto, inclusi gli impianti di Cnh. Se ne saprà di più, probabilmente, il 21 aprile quando Marchionne delineerà il gruppo Fiat dei prossimi anni.