Massa senza benzina: "Mondiale finito"

Vince Button davanti a Barrichello: doppietta Brawn. L’incredibile errore al rifornimento segna la resa
della Ferrari Anche Raikkonen ko per un guasto. Domenicali: "Serve
gente nuova in ogni settore"

nostro inviato a Montmelò

Vogliamo dirlo? E chissenefrega. Del supposto caso di razzismo sugli spalti del Gran premio di Spagna, del cialtrone di turno ripreso col viso dipinto di nero a inneggiare Alonso e a sfottere, ovviamente, Lewis Hamilton. Eppure la polemica c’è, perché qui era già successo e perché la Fia aveva detto «occhio che se lo rifate vi togliamo il Gp». La verità è che questa F1 sembra proprio far fatica a parlare solo di sport. I motori erano ancora caldi, le BrawnGp facevano festa, la Ferrari si leccava le nuove ferite ma nel paddock, più che di corse, si disquisiva dell’ok di Mosley a incontrare Luca di Montezemolo per la questione del tetto ai costi e del minacciato addio alla F1 (per la cronaca, vertice confermato, si terrà prima di Montecarlo).
Schifezze razziste e noiosa auto-politica a parte, Barcellona ci regala due grandi certezze: il mondiale sarà cosa tra Jenson Button e forse Sebastian Vettel, perché Barrichello, ne abbiamo avuto la riprova, è destinato a far da scudiero. La seconda verità è che la F60 versione con diffusore furbetto va un gran bene, è quasi incollata alla RedBull ma quel “quasi” è terribile da eliminare. Perché riassume tutti i malanni di quest’anno, da una cronica mancanza di affidabilità, ai pasticci degli uomini in rosso sia a casa che nel box che in pista. Uno di coloro che pasticcia meno di tutti, tale Felipe Massa, ieri sesto e fermo in pista nel giro di rientro causa totale assenza di benzina, dopo aver confermato che presto diventerà papà (si chiamerà Felipe, nascerà in novembre), ha pacatamente ammesso «che il mondiale è andato».
Parole dette dopo una partenza che l’aveva issato in terza posizione dietro Barrichello e Button, parole figlie dello scoramento finale quando, da quarto che era, è stato costretto a cedere posti pur di portare a casa la macchina. «No, non mi piace parlare di sfortuna, perché ritengo che se meriti, alla fine, la maggior parte delle volte ce la fai». Come a dire che i guai sono figli di errori e mancanza d’impegno, anche quelli di ieri, quando sia al primo ma soprattutto al secondo pit stop non è entrata la quantità di carburante prevista per via di un problema tecnico. «Però ci stiamo avvicinando, le RedBull le abbiamo quasi prese, e le Brawn ci sono davanti di un paio di decimi. Certo che è stato frustrante combattere tutta la gara, farmi un mazzo così, e poi dover alzare il piede... Perché non l’ho fatto subito? Perché l’ingegnere mi aveva detto che non era necessario». Errore umano anche quest’ultimo?
Insomma, avanti così, con Raikkonen ormai ombra del pilota che fu, partito male senza poter approfittare del kers perché – e sono parole sue – «gli alettoni quest’anno sono così alti che da dietro non riuscivo a vedere le luci del semaforo, per cui sono scattato seguendo gli altri... Quanto al kers in gara, dietro la Bmw, non riuscivo ad usarlo perché andavo fuori giri con il limitatore a 18mila».
Ecco perché a fine gara Stefano Domenicali, capo della Rossa F1, ne avrà per tutti. «Vedere di nuovo problemi di affidabilità in diverse aree è motivo di grande preoccupazione: il guasto al rifornimento, il copricerchione rotto di Massa, il guaio idraulico di Raikkonen. La verità è che per migliorare bisogna responsabilizzare tutti, la gente deve darsi una sveglia per dimostrare di valere. L’ho già detto, ma evidentemente non è stato abbastanza». Per esempio: «Adesso investiremo sulle persone perché non siamo al livello in cui dovremmo essere... Se siamo entrati in campagna acquisti? Sì, a 360 gradi». Può voler dire tutto: la Ferrari cercherà tecnici, strateghi del muretto, magari piloti... Raikkonen è avvertito.