Massa stuzzica: "Io non ho niente da perdere..."

L'ultima sfida in F1. Trulli e Raikkonen tra lui e Hamilton Lewis, solo quarto, dice: &quot;Sarò cauto&quot; <br />

nostro inviato a San Paolo (Brasile)

Il grande schermo davanti alle tribune inquadra Hamilton nel suo box, chiuso come un guerriero nell’abitacolo della McLaren e la torcida urla fischia e insulta. Poi la telecamera stacca su Massa e la torcida applaude, si alza e canta.
Sulle morbide colline di Interlagos sono assiepati in sessantamila e sono tutti per Felipe. È una di quelle rare occasioni in cui pistoni e cilindri fanno il verso al calcio e il tifo diventa esagerato, si trasforma in gioia e insulti, in voodoo e macumbe, nel meglio e nel peggio dello sport. «Ma che ci posso fare io?» domanda e si domanda Massa un attimo dopo la pole, la terza di fila da queste parti, la sesta dell’anno. «Io penso a fare il mio lavoro, quanto al tifo, a certi gesti come il finto gatto nero gettato contro Hamilton l’altro giorno in un taxi, è un po’ come nel calcio, ci sono gesti positivi e altri negativi... io non posso rispondere per altri».
No, Felipe risponde per la grinta che ci mette nel vendere cara la pelle. I sette punti di vantaggio di Hamilton sono tanti, ma il brasiliano non ha smesso di crederci. E l’ha dimostrato. Primo davanti a un grande Jarno Trulli, primo con Raikkonen terzo, primo con Hamilton quarto davanti al compagno Kovalainen e soprattutto ad Alonso che farà l’impossibile per trovarsi alla prima curva accanto all’odiato inglese. È come se Massa avesse tanti «fratelli» e alleati in pista e non solo la famiglia che lo attende nel box. Perchè Trulli non ama Hamilton e assicura che non ostacolerà né l’uno né l’altro ma dice anche un paio di altre cosine. La prima: «Se al via mi trovassi messo meglio di Massa farei la mia corsa, se dovessi essere in posizione difficile alla prima curva non farei manovre pazze». Ovvero, lo lascerei andare «perché devo pensare a me e alla mia squadra». Idem per Lewis, con precisazione però: «L’ultima volta che abbiamo avuto un duello è stato in Germania, ruota a ruota e ho vinto io». Mica chiacchiere. E poi Raikkonen, e poi Alonso e mettiamoci anche Vettel su Toro Rosso motorizzata Ferrari. Insomma, di «fratelli» in pista Felipe potrebbe trovarsene parecchi, tanto è vero che scherza su Trulli in prima fila: «Se gli ho promesso una cena? No, ma sono pronto a pagargliela» sottolinea soddisfatto.
Intanto fa da solo ed è un missile. Appena conquistata la pole, si ferma, si gira verso la torcida e apre le braccia in segno di vittoria. Poi racconta: «Darò il massimo, ho un’ottima strategia, l’auto è perfetta e non sento pressione per il fatto di poter vincere il titolo a casa mia... Anzi, sono riuscito a trasformare la pressione che ho intorno in energia positiva che mi regala extra motivazioni. Il titolo mondiale è un sogno. E comunque la mia vita è fin qui fatta di sogni realizzati... Certo, non oso proprio pensare a che cosa potrebbe succedere se conquistassi il titolo nel mio Gran premio di casa». No, meglio non pensarlo, anche perché in 58 anni di formula uno ci è riuscito un solo pilota: Nino Farina, nel 1950, su Alfa Romeo. Preistoria. «Darò proprio tutto per vincere – aggiunge Felipe - e poi vedremo che cosa succederà perché il mondiale è difficile ma non impossibile».
E adesso incrociamo le dita, visto che si teme pioggia, visto che Hamilton ha comunque il titolo in pugno, visto che lascia intendere di aver fatto tesoro dei pasticci giapponesi e dello scorso anno. «Congratulazioni a Massa – dice – ma io penserò solo alla mia gara personale, mi andrebbe bene finire anche quarto e conto sulla strategia diversa da tutti i primi (più benzina, ndr)». Non sa che, quasi l’avesse sentito, Massa gli ha già ribattuto da lontano: «Va bene essere in pole, ma saremmo degli stupidi se avessimo solo pensato a questa... E poi credo che Lewis abbia addosso molta più pressione di me... Perché io non ho più nulla da perdere».