Massacrarono una suora Già libera dopo sei anni anche la terza assassina

Lo ha deciso il tribunale della libertà di Torino: Ambra farà volontariato in una struttura piemontese

Chissà perché compare di nuovo il «malefico» numero 6 nella loro esistenza. Come quel sei giugno del 2000, quando a pochi metri dal cadavere martoriato di una suora dolce e indifesa che si chiamava Maria Laura Mainetti, 61 anni, si poteva scorgere sulla pietra di un muro il codice del maligno. «666», scritto con un pennarello.
Sono passati giusti sei anni e sei mesi da quel tragico giorno di Chiavenna. Ed ecco che anche l’ultima assassina torna in libertà. Coincidenze? Scherzi del destino? Certamente, almeno per chi pensa empirico. Ma le suggestioni, insieme con le recriminazioni, oggi si fanno dense. Il tribunale della Libertà ha infatti deciso di scarcerare Ambra Gianasso, secondo i giudici che in secondo grado l’avevano condannata a 12 anni e quattro mesi, la mente di quell’omicidio compiuto da cervelli annoiati e pieni di deliri satanisti. Oggi è una ragazza di 23 anni, iscritta a Giurisprudenza: tre esami in tre anni, carriera non certo esaltante.
Come le sue due complici era minorenne la sera in cui massacrò a coltellate e colpi di pietra quella suora attirata in trappola nel parco delle Marmitte, con una bugia. Diciannove fendenti a freddo. «Muori bastarda», mentre lei, agnello sacrificale nell’ultimo afflato di vita trovava la forza di dire: «Chiederò a Dio di perdonarvi».
L’unica, Ambra, ancora chiusa dietro le sbarre di quel terzetto diabolico. Milena De Giambattista e Veronica Pietrobelli, ritenute parzialmente incapaci di intendere e di volere, furono condannate a otto anni, 6 mesi e 20 giorni. Il termine della condanna di Ambra è fissato per il 12 novembre 2008, grazie allo sconto dell’indulto e della buona condotta. A giorni uscirà dal Ferrante Aporti di Torino (lo stesso dove è rinchiusa la Erika di Novi) almeno per fare del «volontariato». Lavorerà in una struttura piemontese, la notte branda in prigione.
«La decisione del tribunale - ammette il suo avvocato, Alessandra Grilli - ci lascia pienamente soddisfatti: consente alla giovane di proseguire il suo percorso verso la riabilitazione».
Don Mazzi, che già da oltre un anno, ospita in comunità Milena De Giambattista, e spera di vederla un giorno dedicarsi ai bimbi, «magari in Madagascar», almeno lui, non ha dubbi: «Meglio qui che in carcere». «Da quando è con noi ha fatto un grande lavoro di verifica di sé, è questa secondo me è la strada migliore verso il recupero».
Forse meno convinto di lui don Ambrogio Balatti, arciprete di San Lorenzo a Chiavenna. Lui il primo bersaglio del terzetto assassino, poi scartato perché troppo robusto. «Si sapeva, questo provvedimento era solo questione di tempo. Mi auguro che chi ha curato il cammino di riabilitazione abbia fatto un buon lavoro, me lo auguro per la diretta interessata».